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Categoria: Pillole di energia
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PILLOLE DI ENERGIA

Le scelte del cristiano nella società mercantile

di Aldo Gervasio

 

Durante la prima deportazione del popolo ebraico (Marzo del 597 a.C.), il profeta Daniele e i suoi compagni Anania, Azaria e Misaele furono scelti per essere ammessi al servizio del re Nabucodonosor. Prima, però, avrebbero dovuto cibarsi per tre anni con le vivande del re, affinché diventassero forti e di bell’aspetto. Daniele, avendo rifiutato i cibi regali per non contaminarsi, riuscì a farsi somministrare da Asfenaz, capo dei funzionari di corte, legumi e acqua, secondo la tradizione giudaica. Trascorsi tre anni e convocati i giovani davanti al re, risultò che nessuno era più forte e più bello di Daniele e dei suoi compagni; e insieme furono ammessi alla corte di Nabucodonosor. ( Cfr. Dn 1, 1-20). Se leggiamo direttamente il testo citato ( cosa che invito il lettore a fare), ci rendiamo conto che tutta l’azione si concentra sulla contrapposizione tra la vita umile e parca dei giovani ebrei e quella voluttuosa della corte di Babilonia.  Daniele, pur sapendo di rischiare la morte, rifiuta le vivande del re per non contaminarsi. Facciamo mente locale. Oggi la società mercantile ci obbliga ad assumere tutti i  suoi prodotti con una violenza tale, che non consente neanche di riflettere. Sono prodotti che distruggono il corpo e l’anima, contaminano l’uomo e generano dipendenza: la ricerca sfrenata del denaro, dell’avere, del piacere, del potere. Non pensiamo solo ai personaggi famosi, ai guadagni illeciti o alle perversioni, di cui abbonda la nostra società. Analizziamo piuttosto  noi stessi e  facciamo un serio e severo discernimento. Ciò non si riferisce a una normale condotta etica, che tutti, cristiani e non, sono tenuti ad osservare, ma in senso più stretto, si riferisce all’impegno particolare del cristiano proiettato nella certezza della vita eterna. Quante volte sono sceso a compromesso con il potere, con l’avere, con il piacere, eludendo quei  principi che sono alla base del cristianesimo autentico? Come mi pongo io, in quanto cristiano,  nella mia quotidianità, sul lavoro, nella famiglia, con le persone a me più prossime? Come vivo la mia fede?  Se ci poniamo queste domande, possiamo dire di essere sulla buona strada. Occorre solo  un atto di estrema onestà, perché Gesù non ci chiede  grandi atti di eroismo, ma vuole che agiamo in perfetta onestà e purezza, che sono alcuni dei parametri con i quali si misura la nostra fede. In Fil. 2,14-16 si legge: “ Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita”. E’, questa, l’esortazione di S. Paolo ai Filippesi e a  tutto il popolo dei credenti, la cui condotta deve  essere irreprensibile e semplice, per poter  far fronte alle lusinghe della nostra società mercantile. Il Signore ci chiede di operare una scelta radicale: chi non è con me è contro di me (Mt.12,30). Una terza via sarebbe solo un comodo quanto inconsistente e dannoso compromesso.  Al cristiano la scelta di una vita esemplare e di una condotta irreprensibile.  Basta la volontà? Sicuramente la volontà buona è indispensabile. Si tratta di un primo grande passo, che prende consistenza e concretezza quando decidiamo di aderire con fede, senza timore, al progetto di Dio, nella certezza che si compirà quanto Egli ha promesso prima attraverso i nostri Padri e poi attraverso il suo Figlio Gesù: la vita eterna. L’invito è rivolto a tutti, soprattutto al cristiano. Sta a noi rispondere.