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EDUCARE CON LA PAROLA DI DIO
di Aldo Gervasio
Sono sempre più frequenti i dibattiti televisivi più o meno culturali o sociali a sfondo pedagogico: genitori disperati, coppie scoppiate, famiglie distrutte, mariti incuranti e mogli scriteriate… Di fronte allo spettro di una società in frantumi, dominata dall’assoluto relativismo, la famiglia in qualche modo ancora resiste, ma è fortemente minacciata dalle fondamenta. E’ necessario, perciò, recuperare quello che è rimasto di essa, per rafforzarne la struttura. Per capirci: un palazzo il cui crollo sia imminente, ha bisogno di essere puntellato, necessita cioè di un intervento strutturale appropriato, perché venga recuperata la sua stabilità. La famiglia assume, nella fattispecie, la forma di un palazzo, la cui struttura è a rischio di crollo. Accanto agli interventi di natura sociale, mirati a risollevare le sorti economiche, è necessario anche un altro tipo d’intervento più in profondità, un intervento spirituale, che tocchi il cuore della famiglia e della persona. Il cristiano è chiamato non solo a operare una scelta di vita coerente, ma la sua vita deve essere improntata alla ricerca quotidiana di Dio. Perciò egli non può mai dire di aver raggiunto il gradino più alto di spiritualità. Ciò fu una vana pretesa del gande falsario Lucifero, il capo banda di tutti i diavoli, che voleva prendere il posto di Dio. Il cristiano, invece, deve meditare sulla Parola di Dio espressa nella Sacra Scrittura e accettarla nella condivisione e nell’ottica della “salute globale”, come viene indicato da Padre Giuseppe De Gennaro, gesuita, fondatore dell’Università della Preghiera dell’Aquila. Questo è lo spirito del gruppo di “incontro con la Parola”, che si riunisce ogni Martedì alle 16:45 presso la nostra parrocchia. E’ un appuntamento settimanale, i cui partecipanti-esercitanti apprendono a vivere la Parola di Dio. L’obiettivo? Fare in modo che la Parola di Dio pervada tutta la struttura dell’uomo e metta in equilibrio le varie parti che la compongono: cuore, psiche, mente, corpo; laddove per “cuore” s’intende anche l’anima e lo Spirito. Di conseguenza, quando lo Spirito di Dio entra nella struttura dell’uomo e la pervade, tutto l’uomo gode di un equilibrio e di un’armonia perfetti. Perché si raggiunga questa dimensione, è necessario vivere quotidianamente la Parola di Dio, come si sta cercando di fare all’interno del gruppo d’incontro, dove gli esercitanti sono stimolati alla ricerca di Dio mediante la lettura e la comprensione dei testi biblici, la prima e vera fonte della Parola di Dio. In questo contesto assume importanza fondamentale la preghiera, quella pensata e interiorizzata, che avvicina la creatura al creatore. A chi è rivolto l’incontro con la Parola? A tutti, nessuno escluso, perché tutti abbiamo bisogno di confrontarci, di comunicare, di pregare; e quale occasione migliore , se non un luogo dove tutti ci esercitiamo attraverso la ricerca di Dio e dello Spirito?
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PILLOLE DI ENERGIA
Le scelte del cristiano nella società mercantile
di Aldo Gervasio
Durante la prima deportazione del popolo ebraico (Marzo del 597 a.C.), il profeta Daniele e i suoi compagni Anania, Azaria e Misaele furono scelti per essere ammessi al servizio del re Nabucodonosor. Prima, però, avrebbero dovuto cibarsi per tre anni con le vivande del re, affinché diventassero forti e di bell’aspetto. Daniele, avendo rifiutato i cibi regali per non contaminarsi, riuscì a farsi somministrare da Asfenaz, capo dei funzionari di corte, legumi e acqua, secondo la tradizione giudaica. Trascorsi tre anni e convocati i giovani davanti al re, risultò che nessuno era più forte e più bello di Daniele e dei suoi compagni; e insieme furono ammessi alla corte di Nabucodonosor. ( Cfr. Dn 1, 1-20). Se leggiamo direttamente il testo citato ( cosa che invito il lettore a fare), ci rendiamo conto che tutta l’azione si concentra sulla contrapposizione tra la vita umile e parca dei giovani ebrei e quella voluttuosa della corte di Babilonia. Daniele, pur sapendo di rischiare la morte, rifiuta le vivande del re per non contaminarsi. Facciamo mente locale. Oggi la società mercantile ci obbliga ad assumere tutti i suoi prodotti con una violenza tale, che non consente neanche di riflettere. Sono prodotti che distruggono il corpo e l’anima, contaminano l’uomo e generano dipendenza: la ricerca sfrenata del denaro, dell’avere, del piacere, del potere. Non pensiamo solo ai personaggi famosi, ai guadagni illeciti o alle perversioni, di cui abbonda la nostra società. Analizziamo piuttosto noi stessi e facciamo un serio e severo discernimento. Ciò non si riferisce a una normale condotta etica, che tutti, cristiani e non, sono tenuti ad osservare, ma in senso più stretto, si riferisce all’impegno particolare del cristiano proiettato nella certezza della vita eterna. Quante volte sono sceso a compromesso con il potere, con l’avere, con il piacere, eludendo quei principi che sono alla base del cristianesimo autentico? Come mi pongo io, in quanto cristiano, nella mia quotidianità, sul lavoro, nella famiglia, con le persone a me più prossime? Come vivo la mia fede? Se ci poniamo queste domande, possiamo dire di essere sulla buona strada. Occorre solo un atto di estrema onestà, perché Gesù non ci chiede grandi atti di eroismo, ma vuole che agiamo in perfetta onestà e purezza, che sono alcuni dei parametri con i quali si misura la nostra fede. In Fil. 2,14-16 si legge: “ Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita”. E’, questa, l’esortazione di S. Paolo ai Filippesi e a tutto il popolo dei credenti, la cui condotta deve essere irreprensibile e semplice, per poter far fronte alle lusinghe della nostra società mercantile. Il Signore ci chiede di operare una scelta radicale: chi non è con me è contro di me (Mt.12,30). Una terza via sarebbe solo un comodo quanto inconsistente e dannoso compromesso. Al cristiano la scelta di una vita esemplare e di una condotta irreprensibile. Basta la volontà? Sicuramente la volontà buona è indispensabile. Si tratta di un primo grande passo, che prende consistenza e concretezza quando decidiamo di aderire con fede, senza timore, al progetto di Dio, nella certezza che si compirà quanto Egli ha promesso prima attraverso i nostri Padri e poi attraverso il suo Figlio Gesù: la vita eterna. L’invito è rivolto a tutti, soprattutto al cristiano. Sta a noi rispondere.
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SABATO 23 DICEMBRE 2017
LITURGIA DELLA PAROLA: Ml 3,1-4.23-24; Sa 24(25) VV.4-5.8-11; Lc 1,57-66
Il Profeta Malachia ci presenta l'imminente venuta di Cristo, la cui azione di grazia sarà quella di ricondurre il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso il padre. Amici, prepariamoci ad accogliere degnamente la venuta di Cristo. Apriamo il nostro cuore al'altro.