PILLOLA DI ENERGIA
La preghiera nella pratica educativa
di Aldo Gervasio
Immaginiamo che Gesù si presenti a noi e ci chieda : “ dimmi, che cosa vuoi che io faccia per te”. Forse gli chiederemmo la salute, la pace nel mondo, il lavoro e cose del genere. Forse, esaurite le richieste materiali, potremmo anche farne qualcuna di ordine spirituale. Per comprendere l’importanza di ciò, vale la pena leggere e soffermarsi sulla richiesta che Salomone fa a Dio, per esercitare il suo ruolo di Re. ( 1Re 3, 4-15). Il signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: “Chiedimi ciò che io devo concederti”. Salomone, rispondendo all’invito di Dio, disse: “ Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male”. Dio concede a Salomone non solo la sapienza del cuore, ma anche la potenza e la ricchezza. Questo episodio ci fa comprendere quale sia il metodo giusto per una preghiera efficace. Sappiamo che la preghiera, a parte quella insegnataci direttamente da Gesù, è anche un po’ personale e dipende dalla nostra concentrazione: più intensa, infatti, è la concentrazione, più efficace sarà la preghiera. Quando si parla di concentrazione, non si allude a una condizione psicologica, ma a una dimensione fenomenologica, in quanto la preghiera è una manifestazione di un contatto intimo e diretto con Dio. Questo è il punto centrale della vita quotidiana del cristiano: non c’è cristianesimo senza fede e non c’è fede senza la preghiera, che questa fede alimenta nel senso vero del termine, poiché è proprio la preghiera che fa crescere la nostra fede. E’ il continuo atto di fede mediante la preghiera che ci tiene in vita come una lampada sempre accesa. Rivolgersi a Dio e pregarlo, anche solo con un segno di Croce, che è il gesto più sintetico, simbolico, rappresentativo e semplice del cristiano, e pregarlo perché ci dia la sapienza del cuore, come ha fatto Salomone, significa anche affidare a Dio tutte le nostre necessità, cioè tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che Dio già conosce. Pregare, dunque, con umiltà ed essere pronti ad abbandonarsi alla volontà di Dio, è la pratica orante più giusta ed efficace. Tutto, infatti, è nelle mani di Dio; tutto è affidato alla sua misericordia e al suo volere. Pregare nell’assoluta certezza di compiere la volontà di Dio, significa anche preparare lo spirito ad accettare ciò che Dio dispone per me, per la mia vita. Da ciò scaturisce, per il cristiano, una conclusione semplice: la preghiera non è solo un fatto personale, ma è una vera e propria pratica educativa collettiva nel contesto familiare, una pratica che ci educa alla santità.
NOTA:
Nel corso di questi anni l’argomento preghiera è stato ripreso più volte, proprio perché esso è uno dei punti fondamentali della religione cristiana. L’idea di tenere una rubrica con il titolo di “pillole di energia” è nata dalla mia profonda convinzione che la Parola di Dio diventa un fiume in piena solo se viene assaporata in dosi quasi omeopatiche; è allora che diventa seme per la terra buona.