EDUCARE ALLA SPERANZA
Molto è stato scritto intorno alla speranza, una delle tre virtù teologali.[1] Ad essa il Papa Benedetto XVI ha dedicato una lettera enciclica, la “Spe salvi” del 30 Novembre del 2007, cui faremo riferimento in questa riflessione. Spesso la speranza viene considerata come una sorta di parolina magica, soprattutto quando si ha a che fare con le malattie incurabili o quando ci si trova in una situazione di imminente pericolo. Allora ( e solo allora) ci si aggrappa ad essa. Di qui la considerazione che la speranza venga percepita come qualcosa di magico, che interviene a risolvere situazioni difficili o impossibili. E’ chiaro che una speranza di questo tipo, per quanto possa essere un elemento di conforto, è sempre caduca, perché sottoposta anch’essa alla legge della precarietà. I Latini affermavano, infatti, che “la speranza è l’ultima a morire” (spes ultima dea).Se cambiamo però la prospettiva e ci mettiamo nell’ottica cristiana, ci rendiamo conto che essa va al di là della dimensione terrena, perché è proiettata verso il raggiungimento della vita eterna. Essere animati dalla speranza, infatti, significa possedere dentro di sé la certezza che si verificherà tutto ciò che Gesù ha promesso a noi, come Dio l’aveva promesso al popolo d’Israele ( quel resto d’Israele), attraverso i Patriarchi e i Profeti. Questo, ad esempio, è il messaggio del Profeta Baruc (4,5-29), il quale esorta il resto d’Israele a cercare Dio con zelo, “…poiché - afferma al verso 29 - chi vi ha afflitti con tanta calamità, vi darà anche, con la salvezza, la gioia perenne”. Cambiando la prospettiva, dunque, cambia anche il significato di “speranza”, che assume, tra l’altro, una dimensione educativa. Trasmettere all’uomo, fin da bambino, il seme della speranza, che è la porta della vita eterna, è un compito arduo, ma non impossibile. E’ necessario che ognuno si eserciti quotidianamente a questa speranza, e la viva come elemento integrante e costante della propria vita. La certezza che Dio è Padre e Madre, come affermò Papa Luciani, è segno che la speranza agisce in me, mediante la fede e la carità. La speranza, infatti, è lo strumento mediante il quale io posso misurare il valore della mia fede e si traduce nella certezza che risusciterò nell’ultimo giorno. Come fare, allora, perché in me si possa generare il senso autentico di questa speranza? Nell’Enciclica “Spe salvi” vengono indicati i “luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza”. Questi luoghi sono: la preghiera, la via della sofferenza e il giudizio. Ci soffermiamo solo sul primo punto, cioè la preghiera, rimandando al lettore la facoltà e l’impegno di approfondire gli altri due luoghi indicati da Benedetto XVI. La preghiera è lo strumento efficace e imprescindibile, mediante il quale si realizza la speranza. E’ un atto fenomenologico, che si manifesta sia interiormente (dentro di me), che esteriormente (fuori di me), assumendo una connotazione precisa, che si concretizza nella certezza mediante la fede. Ora poiché il termine “preghiera” significa anche “desiderio”, è una prerogativa dell’uomo quella di vedere esauditi i suoi desideri, salvo a rimettersi nelle mani di Dio e fare la sua volontà. Gesù nell’orto pregava “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39). Nella preghiera, dunque, specie in quella personale e intima, si affaccia il desiderio di raggiungere il Paradiso. E’ mediante la preghiera, infatti, che i santi hanno raggiunto la via della perfezione. Essa è un aspetto fondamentale del cristiano, è un’azione dello Spirito e un atto di coscienza, derivanti dall’innato bisogno di trascendenza e d’infinito da parte dell’uomo. L’esigenza d’infinito, infatti, e la speranza che ne consegue, cioè la vita eterna, è la ragione per la quale l’uomo si avvicina a Dio e prega. Educare alla speranza, dunque, è un dovere di tutti; a maggior ragione è dovere del cristiano, la cui prospettiva è la vita eterna.
[1]Tra gli studiosi più accreditati possiamo citare: Jurgen Moltmann (1926) con il volume “Teologia della speranza”, pubblicato nel 1964 in Germania e tradotto in Italia nel 1970. Già il filosofo marxista Ernst Bloch (1885-1977), aveva affrontato questo argomento, le cui ricerche sono state poi sintetizzate in un volume pubblicato in Italia nel 1970 con il titolo “Il principio speranza”. Non mancano studi e allocuzioni del teologo Bruno Forte e del compianto Cardinale Carlo Maria Martini, per citarne solo alcuni.