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Categoria: Scuola di teologia per laici
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                        EDITH STEIN: DAL MARTIRIO DI AUSCHWITZ ALLA   “SCIENTIA CRUCIS”

 

Questo breve lavoro vuole essere un piccolo contributo allo studio della spiritualità di Edith Stein nella sua complessa evoluzione, laddove il termine complesso sta a indicare la sofferta, ma determinata conversione dall’ebraismo al cattolicesimo, fino al supremo sacrificio, quale vittima della barbarie nazista. Premesso che la Shoah può essere considerata “martirio” per definizione, i campi di sterminio,partoriti da una mente perversa e costruiti per la  “soluzione finale” del problema “Ebrei”, hanno  generato anche dei martiri, che la Chiesa cattolica ha elevato agli onori dell’altare, come il P. Massimiliano Kolbe e Edith Stein[1]. Nonostante una vasta pubblicistica al riguardo, questa ricerca vuole anche dare una risposta alla società contemporanea, che, sopraffatta e fagocitata  da pressioni e istanze di ogni genere, chiede soluzioni o una via d’uscita, in una società, nella quale si sono spenti molti valori, per non parlare del senso del sacro, primo fra tutti quello della solidarietà, della comunicazione vera, della comunione, che si costruisce su  quei legami affettivi, che da tempo ormai l’uomo si è gettato alle spalle. Per comprendere il vero significato della solidarietà e dei legami tra le persone,è sufficiente leggere il dialogo tra la volpe e il piccolo principe, nel celebre capolavoro letterario di Antoine De Saint-Exupery.[2]   La richiesta della società riveste carattere di urgenza, per cercare di intravedere la luce in fondo a quel  tunnel, nel quale si è trovata. Per questi motivi, ravviso in Edith Stein una delle personalità più rappresentative del passaggio di un’epoca e, nello stesso tempo, rappresenta la sintesi di quella che possiamo indicare come la massima espressione spirituale, attraverso il dono di sé nell’inferno di Auschwitz, che scuote la coscienza umana  e cristiana attraverso il sacrificio della propria vita, quale testimonianza di fede indiscussa e incondizionata. L’odio razziale, espressione di una ideologia aberrante e irrazionale, di cui la Stein rimane , fra tante, una vittima illustre, colpisce la persona nella sua dignità, nell’intimo della propria coscienza, fino ad annientare la stessa identità. In questo supremo atto, ella trova ancora la forza, il coraggio, che le vengono dalla fede, di abbracciare la sua croce fino in fondo, come unica speranza. È il paradosso della Croce, che assume forme e significati veri e profondi, sublimi e liberanti. Così infatti ella si esprime in uno dei suoi scritti: “Si giunge a possedere una Scientia Crucis solo quando si sperimenta fino in fondo la Croce. Di questo ero convinta fin dal primo istante, perciò ho detto di cuore: ave,Crux, spes unica”[3]. Che cosa significa l’espressione “sperimentare fino in fondo la Croce?”. Non è certamente la ricerca di una “via stretta” per puro narcisismo. Sarebbe assurdo per una persona della stazza di Edith Stein, filosofa già affermata,  che da tempo aveva trovato il suo “ubi consistam” nella figura di Cristo. Questa scelta di campo, in cui si intravedono gli albori della conversione, ha origine nel 1917, alla morte di Adolf Reinach, anche lui, come la Stein, assistente di E.Husserl. Il grande dolore e la sua spiccata sensibilità , le impedivano di avvicinarsi alla vedova di Reinach, ma viene colpita dal suo atteggiamento rassegnato e pieno di speranza, che mette in crisi la  razionalità della Stein, che così descrive quell’incontro: “Fu il mio primo incontro con la Croce e la forza divina che essa comunica a chi la porta. Vidi per la prima volta, tangibile davanti a me, la Chiesa, nata dal dolore del Redentore, nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu il momento in cui andò in frantumi la mia incredulità e risplendette la luce di Cristo, Cristo nel mistero della Croce”[4]. La ricerca della Verità ha avuto un ruolo fondamentale  nella vita della Stein; ricerca, che trova il suo punto fermo nella decisione della conversione, che è anche il punto di partenza di una ricerca avanzata, fino alla decisione di entrare nel Carmelo. Dolore doppio per la madre, che non accetta la figlia cattolica e suora. Così Conrad De Meester sintetizza l’incontro di Edith con la madre. “Rimane ancora un compito difficile: dire alla madre ebrea la sua conversione...Rientrata a casa, Edith cerca l’occasione. Ha raccontato più tardi alla sua priora e confidente al Carmelo, suor Teresia Renata, che un giorno s’inginocchiò davanti a sua madre e, guardandola negli occhi, le disse con calma: ‘mamma, sono cattolica’.....Edith l’ha vista piangere.Aveva immaginato una reazione violenta, fino all’espulsione dalla famiglia. Edith vede la mamma piangere e la figlia piange con lei. Queste due creature, che si amano più di ogni essere umano,comprendono che le loro strade si sono separate inesorabilmente. Nella forza della loro fede,offrono a Dio il dolore del loro cuore”[5]. Questa la prima grande croce, che segnerà per sempre la vita della Stein e il rapporto con la madre: una stimata famiglia ebrea, di sani principi, non poteva e non doveva cedere alla tentazione di seguire una religione che non fiosse l’ebraismo. Nella  sua sete di verità, la fenomenologia del suo maestro E.Husserl le apre nuovi orizzonti. Una luce nuova si presenta alla sua coscienza, luce che penetra nell’anima e la rischiara, non meno di quella stessa luce che illuminò la notte oscura di Giovanni della Croce[6]. Così infatti descrive questa luce che si presenta alla sua coscienza in una poesia: “Chi sei, luce, che m’inondi e rischiari la notte del mio cuore?Tu mi guidi come la mano di una madre, ma se mi lasci, non saprei fare neanche un passo da sola. Tu sei lo spazio, che circonda l’essere mio e lo proteggi.Se mi abbandoni, cado nell’abisso del nulla, da cui mi hai chiamato all’essere.Tu, più vicino a me di me stessa, a me più intimo dell’anima mia, eppure sei intangibile ed incomprensibile e di ogni nome infrangi le catene: Spirito Santo – Eterno Amore”. [7] La ricerca della verità si fa Parola e la Parola si fa luce che rischiara quella notte dell’anima, in cui amante e amato trovano la sintesi perfetta nell’amplesso dello Spirito. A questa prima grande croce, che Edith porterà con sè per tutta la vita, chiusa nel suo insondabile mistero,se ne aggiunge poi un’altra: il destino del popolo ebreo, bandito con le leggi razziali,che la vedranno deportata nell’inferno di Auschwitz. Una storia che Edith porta sempre nel suo cuore,una croce, che sopporta con amore e fedeltà a Cristo Redentore e alla sua Chiesa, ma anche in nome di quel popolo ebreo, del suo popolo, per il quale le veniva richiesto il supremo sacrificio. Fin dal primo insediamento di Hitler, la Stein aveva compreso che non ci sarebbe stato nulla di buono per il suo popolo. Le leggi razziali erano nell’aria già dal 1933 e rientravano nel piano politico. In questo contesto, intriso di ideologia aberrante e di propaganda, la massa, soggiogata dal regime, restava impassibile, inerme.Parole non solo di condanna, ma anche di grande compassione e ammirazione a un tempo,furono espresse dal Papa Giovanni Paolo II, durante il pellegrinaggio nella sua terra di Polonia.[8] Tornando al tema in questione, dal martirio di Auschwitz alla Istantia Crucis, non è certamente agevole districarsi nei complessi meandri della storia, per cogliere nessi e circostanze,motivazioni e necessità, ma certamente è stata la pagina pi brutta della storia. Molti anni sono trascorsi da quel triste periodo e la storia ha messo una pietra miliare, nonostante la continua e incessante ricerca continui il suo corso. Bisogna anche dire che, nonostante emergano frange che si richiamano al triste passato, tuttavia anche le ideologie hanno concluso o pressocché concluso il ruolo culturale e di indottrinamento. Occorre, dunque, ricostruire una società, fondata sulla ricerca del bene comune. Questa è l’istanza fondamentale dell’uomo. Le possibili vie per cui questa istanza si concretizzi, sono due: una che nasce dall’istanza unicamente sociale e politica; l’altra nasce da un’istanza puramente religiosa.Per quanto riguarda l’istanza sociale, il problema si concentra quasi esclusivamente sulla politica, che funge da grimaldello, e che allo stato attuale sembra che abbia perso quel suo significato originario e che sia stato invece sostituito da una nuova forma di demagogia, che s’identifica unicamente con l’interesse di pochi e l’utile del più forte.  Valga fra tutte la visione della giustizia e la definizione, che ci viene offerta da Trasimaco[9]. Per quanto riguarda  invece l’istanza religiosa, è innegabile che la visione della Chiesa di Papa Francesco, che sta completando l’opera già intrapresa da San Giovanni Paolo II e dal Papa emerito Ratzinger, sta raggiungendo la coscienza di molti, in linea con Il Vangelo e con la sua dottrina degli ultimi. L’attenzione all’altro, ai bisogni, alle necessità dell’altro, che si fa mio prossimo, è la sfida del secolo, una sfida che insieme, forze laiche pluraliste e religiose, devono affrontare, per abbattere anche gli ultimi residui di quelle ideologie, che cercano di fare breccia nella mente delle giovani generazioni.  Edith Stein bene interpreta l’istanza sociale e religiosa, collocandosi in un tempo, in cui tanto altro ancora avrebbe potuto fare, quale brillante filosofa ed espertissima di spiritualità, soffocata dalla barbarie nazista.

                                                                                     Aldo Gervasio

 

Abstract: CIVITAS ET HUMANITAS, Crisi delle ideologie e nuove istanze etico-sociali, Ed Mondostudio,Cassino, n. 11 anno 2020, pp. 185-189.

 

 

 

 

[1] S.Massimiliano Kolbe (1894-1941) è stato un presbitero francescano. Nel campo di concentramento di Aushwitz si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame. Beatificato da Papa Paolo VI (1979),fu proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II (1982). Edith Stein ( 1892 -1942). Allieva brillante di E.Husserl, il padre della fenomenologia, prima a Gottinga e poi  a Friburgo, diventa  sua assistente. Dalla sua prima dissertazione, che discute per il conseguimento del dottorato, sviluppa una sensibilità spirituale elevatissima. Si converte al cattolicesimo dopo la lettura della vita di Santa Teresa d’Avila e di Santa Terersa Margherita Redi. Viene accolta nel Carmelo di Colonia e successivamente si rifugia nel Convento di Echt in Olanda, ma le leggi razziali non la risparmiano. Il 2 Agosto del 1942 viene prelevata dalla Gestapo  e internata nel campo di concentramento di Drente-Westerbork e successivamente trasferita ad Auschwitz, dove viene avviata alla camera a gas il 9 Agosto del 1942.( G.Reale – D.Antiseri, la filosofia nel suo sviluppo storico, Editrice La Scuola, (Brescia), 1994, pp.365-367

[2]  “...non posso giocare con te, disse la volpe, non sono addomesticata”. “che cosa vuole dire addomesticare? Soggiunse il piccolo prncipe”. “È una cosa da molti dimenticata- riprese la volpe. Vuol dire creare dei legami”   

(A. De Saint-Exupéry, il Piccolo Principe, Bompiani, 2001, pp. 91-92)

 

[3] E.Stein, la mistica dell Croce, a cura di Waltraud  Herbstrith,Città Nuova Editrice, p.81

[4] E.Stein, Op. Cit. P.88

[5] C. De Meester, Edith Stein sete delleVerità, Paoline editoriale libri, Milano, 2014, pp.43-44.

[6] G. Della Croce, notte oscura, Opere, postulazione generale O.C.D., 1991, pp. 6 -9.

 

 

[7] Op. cit. Pp.73-74

[8] “Vengo per pregare con voi, con tutta la Polonia e tutta l’Europa. Vengo ad inginocchiarmi su questo Golgota del mondo contemporaneo, su queste tombe, in gran parte senza nome. Questo è un luogo in cui vogliamo considerare fratelli ogni popolo e ogni uomo, E se c’è stata amarezza nelle mie parole,cari fratelli e sorelle, esse sono state pronunciate non per accusare, ma per ricordare.Parlo infatti penando a coloro che sono morti –ai quattro milioni di vittime cadute su questo campo enorme – parlo a nome di tutti coloro i cui diritti vengono ignorati e violati. Parlo perché mi obbliga, ci obbliga a farlo la verità (Osservatore Romano, 07 Giugno 1979

[9] Filosofo e oratore greco dell’antichità (460-413 a.C.), la cui fama è dovuta  al libro I della Repubblica di Platone, dove svolge il ruolo di interlocutore di Socrate sul tema della giustizia.