GIACOBBE (parte seconda)
Giacobbe e Làbano, nonostante fossero parenti,non erano proprio in ottimi rapporti per motivi di interesse. Giacobbe infatti veniva accusato di essersi impossessato ingiustamente di molti beni di Làbano. Per questo motivo, egli partì alla svelta e nottetempo con le sue mogli, Lia e Rachele,i figli, gli armenti e tutti gli altri beni, e si diresse verso la terra di Canaan,quella terra dove molti anni prima si erano stabiliti Abramo e Isacco. Làbano non sopportò questo affronto e si diede ad inseguire Giacobbe. Dopo diverse peripezie, tra i due fu stabilito un accordo. Giacobbe eresse una stele e Làbano un mucchio di pietre, per segnare il confine, e giurarono di non oltrepassare quel confine per farsi il male reciproco. Ecco il giuramento tra i due:”Làbano disse: ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te. Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male”. (L’accordo tra Giacobbe e Làbano è narrato in Gen 31,43-54). Risolto questo problema, Giacobbe aveva, come si dice, un’altra gatta da pelare: doveva affrontare il fratello Esaù, cui aveva sottratto la benedizione paterna e il diritto di primogenitura. Per questo motivo Giacobbe aveva paura di Esaù. A questo punto della storia, accade un fatto misterioso, ed è l’incontro di Giacobbe con Dio,che cambia completamente la sua visione e al quale il Signore cambia anche il nome. Leggiamo il testo ( Gen 32,23-33) :”Durante quella notte....Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora....Quegli disse: ‘lasciami andare, perché è spuntata l’aurora’. Giacobbe rispose ‘non ti lascerò, se non mi avrai benedetto’. Gli domandò ‘come ti chiami?’. Rispose ‘Giacobbe’. Riprese ‘non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto’. Giacobbe allora gli chiese: ‘dimmi il tuo nome’. Perché mi chiedi il nome?. E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel, perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva”. Da notare una cosa molto importante e cioè: chi vedeva Dio faccia a faccia, moriva. Non è stato così invece per Giacobbe, pur avendo visto Dio faccia a faccia, perché egli è determinante nel disegno divino della salvezza. Da questo momento infatti Giacobbe si chiamerà Israele. Arrivò dunque il grande giorno dell’incontro tra i due fratelli e non accadde nulla di ciò che Giacobbe temeva. Esaù infatti abbracciò il fratello e Giacobbe gli tributò gli onori necessari e rese grazie a Dio. I due fratelli si separarono e ciascuno fece ritorno alla propria terra. Passarono degli anni e Israele ( cioè Giacobbe), guidato da Dio, si stabilì in una località chiamata Betel, dove eresse un altare in segno di ringraziamento al Signore, che lo aveva risparmiato dall’ira di Esaù. Quando Israele si spostò da Betel, la moglie Rachele partorì un figlio, che chiamò Beniamino. Rachele però, che aveva avuto un parto difficile, morì. “I figli di Giacobbe furono dodici. I figli di Lia, il primogenito di Giacobbe, Ruben,poi Simeone, Levi,Giuda, Ìssacar e Zabulon. I figli di Rachele:Giuseppe e Beniamino. I figli di Bila,schiava di Rachele:Dan e Nèftali. I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser”. Intanto morì anche Isacco, che aveva raggiunto l’età di centottant’anni. Lo seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe. Termina qui questa seconda parte. Il racconto biblico continua con una bella storia: quella di Giuseppe, che sarà oggetto del nostro prossimo appuntamento.