Stampa
Categoria: Ti racconto una storia
Visite: 439

GIUSEPPE ( parte seconda)

Prima che iniziassero gli anni di carestia, a Giuseppe nacquero due figli, Manasse ed Efraim. Sopraggiunti i sette anni di carestia, anche nei territori più lontani dal paese d’Egitto cominciò a scarseggiare il grano. Israele (cioè Giacobbe), inviò i suoi figli in Egitto, per comprare il grano necessario alla loro sopravvivenza. Poiché Giuseppe era il sovrintendente di tutto, i fratelli si rivolsero a lui, che li riconobbe, ma fece finta di non conoscerli. Cominciò a fare loro delle domande circa la loro provenienza e quelli gli dissero tutto, del padre Giacobbe e del figlio Beniamino. Allora Giuseppe, pur di vedere il fratello minore, architettò un piano: fece riempire i loro sacchi di grano, perché potessero sfamare le loro famiglie nella terra di Canaan, ma trattenne come prigioniero il fratello Simeone, mentre gli altri fratelli tremavano per la paura. Pensavano infatti che quella sorte fosse toccata loro per il male  che avevano fatto al fratello Giuseppe. Intanto gli uomini ritornarono a Canaan e riferirono a Israele tutto quanto era accaduto. Poiché la carestia continuava a gravare sul paese, quando ebbero finito di consumare il grano, Israele mandò  di nuovo i figli in Egitto, per potersi rifornire. Il problema era che questi avevano promesso al sovrintendente Giuseppe che avrebbero portato anche il loro fratello più piccolo, Beniamino. Dopo molte insistenze e dopo che il figlio Giuda si fece garante della incolumità di Beniamino, a costo di perdere per lui la propria vita, Israele a malincuiore acconsentì. Partirono e si presentarono nuovamente a Giuseppe. Quando Giuseppe li vide, si commosse e diede ordine al suo maggiordomo di sistemare gli ospiti nella casa, dove avrebbero pranzato tutti insieme. I figli di Israele non capivano tutto quel riguardo e pensarono che, una volta in casa, Giuseppe li avrebbe giustiziati. Non fu così, perché Giuseppe pranzò con loro e mentre ascoltava il racconto della morte di Rachele, che era la madre di Beniamino e anche sua madre, non ce la fece a trattenere le lacrime e se ne andò a piangere in un’altra stanza. La mattina seguente diede ordine al maggiordomo di riempire i sacchi di grano e di mettere nel sacco di Beniamino la sua coppa regale, simulando un furto. E li fece partire. Giuseppe desiderava che Beniamino rimanesse con lui, perciò escogitò il furto della sua coppa, che fu trovata proprio nel sacco di Beniamino. I fratelli allora si stracciarono le vesti, temendo che Beniamino avrebbe subito la condanna a morte. Allora Giuda, che si era fatto garante della sua incolumità, si offrì al posto di Beniamino. A questo punto Giuseppe non ce la fece a trattenere le lacrime e si fece riconoscere dai suoi fratelli. Questi, increduli, lo guardavano e pensavano che si sarebbe vendicato per quello che gli avevano fatto. Giuseppe invece li perdonò, nonostante l’incredulità li pervadesse per molto tempo. Giuseppe allora presentò i fratelli al Faraone, il quale li invitò a rimanere in Egitto, dove avrebbero avuto sicuramente un trattamento speciale e anche posti di responsabilità.  L’incredulità mista alla gioia fu grande per Israele, che quasi non resse per l’emozione. Decisero allora di partire dalla terra di Canaan per l’Egitto, e tutti ebbero udienza dal Faraone, che diede mandato a Giuseoppe di farli abitare nella zona migliore dell’Egitto. Come abbiamo detto, Giuseppe ebbe due figli, Manasse ed Efraim,che furono condotti da Giacobbe, che era ormai vecchio e malato. Giacobbe li benedisse e nel benedirli, pose la mano destra sulla testa di Efraim, che era il secondogenito di Giuseppe. Giuseppe oppose qualche resistenza e credeva che il padre si fosse sbagliato, ma non si era sbagliato, perché Efraim diventerà un grande popolo, al pari di Manasse e contribuiranno in modo massicio alla storia della salvezza. Dopo questi fatti, venne il tempo della fine anche per Giacobbe,il quale, prima di morire, chiamò Giuseppe e si fece promettere che alla sua morte l’avrebbe seppelito nella terra di Canaan,nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, dove erano sepoliti Abramo e la moglie Sara, Isacco e la moglie Rebecca. Così avvenne e Giseppe e i suoi fatelli ritornarono in Egitto. I fratelli temevano, una volta morto il padre Giacobbe,  di essere trattati da nemici da parte di Giuseppe. Si gettarono ai suoi piedi, ma Giuseppe disse “non temete, sono forse io al posto di Dio? Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.Dunque non temete, perché io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini”. Giuseppe visse centodieci anni insieme con i figli Efraim e Manasse e i figli dei figli, fino alla terza generazione. Poi, dopo aver dato le ultime disposizioni, morì, fu imbalsamato e posto in un sarcofago. Con la morte di Giuseppe si chiude anche il primo libro della Genesi.

 

DOWNLOAD FILE AUDIO