Regole e modelli

La pedagogia applicata, fin dalla sua origine, ha sem-pre orientato la persona, l’educando, verso modelli da seguire, modi di vivere e di comportarsi. È chiaro che essa detta regole, principi, modelli, in quanto il suo compito è normativo e prescrittivo, anche se questo aspetto deriva necessariamente dalla ricerca pura. Una definizione di “modello”, ci viene offerta dal dizionario di psicologia, che riporta uno studio di Frey (1961): “Il model del tedesco antico indicava nell’architettura me-dievale metà del diametro d’una colonna. La forma at-tuale della parola “modell” è apparsa nel sec. XVI come germanizzazione dell’italiano “modello” e designa innan-zitutto un esemplare al quale ci si ispira per far qualco-sa”29. È noto che una delle principali forme di appren-dimento è quella per imitazione, in cui il bambino se-gue il modello genitore; ciò ha dato un bel daffare agli studiosi, psicologi e pedagogisti, che si sono sempre adoperati per inquadrare in certi modelli il modo di es-

29 W. Arnold, H. J. Eysenck, R. Meili, Dizionario di psicologia, Edizioni Paoline, 1986, p.702. 53 abbiamo cercato di definire dei modelli educativi, così come sono stati proposti da Petrini-Desinan.

 

sere del bambino. Ci si sofferma soprattutto sugliaspetti prescrittivi, nel senso che si tenta di offrire all’educando deimodelli, ai quali dovrà adeguare ilproprio comportamento. Inquesta sede nonci soffer-meremo ampiamente sulla teoria deimodelli,optandoinvece per gli aspetti pratici della formazione,e analiz-zando alcuni modelli indicati dalla ricerca e dall’osservazione. In un nostro non più recente lavoro30abbiamo cercato di definire dei modelli educativi, cosìcome sono stati proposti da Petrini-Desinan.31

MODELLOALTERNATIVE

Dominanza

iperdominanza–ipodominanza

Valutazione: ipervalutazione –ipovalutazione

Accettazione: accettazione –rifiuto

Protezione: iperprotetto–ipoprotetto

A secondadelle alternative in cui sono collocate le manifestazioni comportamentali delbambino, è possi-bile non solo comprendere le sue caratteristiche domi-nanti, ma anche prevedere i comportamenti edeven-tualmente intervenire.Per completare questodiscorso,vengonodi seguito riportati i modelli con le alternative iper-ipoe le corrispettive caratteristiche, elaborate se-condo lo schema propostoda Petrini-Desinan.

IPERDOMINATO:oppresso daunadisciplina esage-rata,sottomesso ai genitori, timido, ansioso, insicuro epoco fiducioso,preferisce stare con gli adulti, diventaautoritarioe dominante.

30Aldo Gervasio,Per una pedagogia dell’età evolutiva, Isernia, E.DI.CI.Editrice,1982.31E. Petrini-C.Desinan,Orientamenti psicopedagogici edidattici, Roma,EdizioniFin-Lavoro,1976.54

IPODOMINATO: non si sente obbligato, non viene contrariato, non ha senso del controllo, capriccioso, di-sobbediente, aggressivo, prepotente, non tiene conto degli altri, vuole primeggiare.

IPERVALUTATO: è sempre benevolmente accettato, sempre giustificato, vengono attribuite agli altri le sue mancanze, dispotico e tiranno, reagisce al rimprovero esageratamente, è sempre al centro dell’attenzione, ha difficoltà d’inserimento, perché vuole essere il primo, incapace di governarsi da sé.

IPOVALUTATO: viene sempre criticato, non trova mai elogi e lodi, è scoraggiato e sfiduciato, indifferente al successo e all’insuccesso, non ha senso di responsa-bilità, presenta dei comportamenti ancora infantili, è risentito, ostile verso tutti, pensa all’evasone e alla fuga.

ACCETTATO: molto amato in famiglia, vengono sempre soddisfatti i suoi bisogni, i comportamenti so-no più giustificati che corretti, trova difficoltà a supe-rare le frustrazioni, è sufficientemente autonomo e si-curo.

RIFIUTATO: genitori indifferenti e disinteressati, ipercriticato, subisce la reazione dei genitori, se viene criticato, nei confronti degli altri è sempre il peggiore, insicuro, ha poca stima di sé, aggressivo e ostile, facil-mente influenzabile.

IPERPROTETTO: sottomesso a cure e sollecitazioni esagerate, attende un aiuto in condizioni nuove, egoi-55

sta e insensibile, capriccioso e volubile, si aspetta tutto dagli altri, incapace di decidere.

IPOPROTETTO: è dimenticato e ignorato dai genito-ri, può fare tutto quello che vuole, ha scarsa stima di sé, asseconda gli eventi, fatalista, subisce l’influenza degli altri, imita modelli esterni, nasconde desideri di rivalsa e di rivincita.

Questi modelli si riferiscono all’atteggiamento che i genitori hanno verso i figli e che ne determinano i comportamenti, talvolta anche patologici.

La scuola di Palo Alto32

32 La Scuola di Palo alto è una scuola di psicoterapia statuniten-se, che trae il suo nome dalla località californiana in cui sorge il Mental Research Insitute, Centro di ricerca e terapia psicologi-ca, fondato da Donald De Avila Jackson nel 1959.

33 Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta, fondatore con Paul Watzlawick del CIS, Centro di Terapia Strategica, nel 1987.

34 G. Nardone, E.Giannotti, R. Rocchi, Modelli di famiglia, Mila-no, Edizioni Ponte alle Grazie,2001, p. 56.

Nella metà degli anni 90 la scuola di Palo Alto ha dato il via a un’altra importante ricerca sui modelli, ad ope-ra di Giorgio Nardone,33 esponente di spicco tra i ricer-catori di quella scuola. In un suo recente volume ha evidenziato sei modelli emergenti nella famiglia, che sono:34

IPERPROTETTIVO: i genitori si sostituiscono ai figli considerati fragili;

DEMOCRATICO-PERMISSIVO: i genitori e i figli sono amici; 56

SACRIFICANTE: i genitori si sacrificano costante-mente per dare il massimo ai figli;

INTERMITTENTE: i membri della famiglia oscillano da un modello all’altro;

AUTORITARIO: i genitori esercitano il potere in mo-do deciso e rigido.

Questi modelli studiati dai ricercatori, hanno messo in evidenza alcune caratteristiche, che scaturiscono dai comportamenti dei genitori e che vanno analizzati e di-scussi. Il modello democratico-permissivo, ad esempio, è positivo se tra i genitori e i figli c’è la consapevolezza dei ruoli. In tal caso ci sono i presupposti per una posi-tiva e armonica crescita umana. In assenza di consape-volezza, si assiste ad un confuso scambio di ruoli, che impedisce alla famiglia una crescita armonica. Ciò vale anche per la cosiddetta “famiglia allargata”. Quello che va messo in discussione non è il fatto che il bambino possa avere più persone adulte di riferimento, ma che si assista a una confusione dei ruoli.Genitori che af-fermano di essere amici dei loro figli, solo perché con-dividono delle idee o perché vanno allo stadio insieme, mettendo in discussione persino i ruoli, non apportano beneficio alla crescita umana della famiglia, ma gene-rano ulteriore confusione. L’amicizia tra genitori e figli è già contenuta nel concetto “famiglia”, ma va costruita e conquistata giorno dopo giorno, nel rispetto recipro-co dei ruoli. La stessa cosa accade quando ci si riferisce al “modello sacrificante”. Genitori che investono tutto sui figli e si aspettano da questi la gratificazione in termini di riconoscenza, di traguardi, di posizioni rag-giunte nella scala sociale, si giustificano, ma non vanno imitati. Bisogna invece convenire sul fatto che il rap-porto genitori figli debba essere un rapporto impronta-to alla libertà. L’autonomia che spesso i figli reclama

no, come tutti i giovani, non c’entra nulla con la liber-tà, che significa rispetto, capacità critica, rapporto di crescita nella comunità familiare. Anche il “modello sacrificante” non ci porta molto lontano nella crescita della famiglia.

Sia i modelli presentati da Petrini-Desinan, sia quelli di Nardone costituiscono una base di partenza. C’è da dire, comunque, che tra le due ricerche corrono circa trent’anni, in cui la pedagogia, e soprattutto la psicolo-gia, hanno subito una repentina trasformazione, nel tentativo di affermarsi sempre più come discipline au-tonome. La necessità che i genitori debbano attivarsi per svolgere al meglio il loro ruolo e la loro opera edu-cativa è avvertita da più parti, tanto che la famiglia è ritenuta la maggiore responsabile del comportamento dei figli. Non a caso spesso, di fronte all’impotenza di-chiarata degli insegnanti, nel tentativo di educare i propri alunni, si va ad imputare alla famiglia la re-sponsabilità di certi comportamenti. È sempre vero?

 

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