MOSÈ (parte prima) Es  capp. 1-3

Dopo la morte di Giuseppe, il popolo d’Israele si moltiplicava sempre più e uno dei Faraoni( cioè il re), che si erano avvicendati alla guida dell’Egitto, temeva che la crescita esponenziale degli Israeliti avrebbe messo in discussione il suo regno.( siamo nel periodo di Ramses II, nel 1250 a.C.). Il faraone pensò bene allora, per fermare quella crescita,  di emanare un editto, secondo il quale tutti i nati maschi dalle donne ebree dovevano essere uccisi. E così fu. Ora accadde che proprio in quel periodo, da una donna della famiglia di Levi, nacque Mosè. La Madre, aiutata dalla figlioletta,  mise il bambino in una cesta resa impermeabile e lo affidò alle acque del fiume Nilo. La figlia del Faraone, mentre era con le sua ancelle lungo il fiume, incuriosita da quella cesta, la raccolse, l’aprì e....sorpresa! Un bambino Ebreo!    Lo volle tenere per sé,   e lo chiamò Mosè, che significa “salvato dalle acque”. Occorreva però una nutrice.  In quel momento le si avvicinò la sorellina di Mosè,che nel frattempo era rimasta nascosta tra i giunchi, per vedere che cosa sarebbe stato di quella cesta, e si offrì per andare a chiamare una nutrice ebrea, che potesse allattare quel bambino. E andò a chiamare proprio la madre, la quale lo svezzò per circa tre mesi e poi lo consegnò alla figlia del Faraone.  Bella questa storia, vero? Ma vediamo come prosegue. Passarono gli anni e Mosé si rese conto dell'oppressione che subivano gli Ebrei da parte del Faraone.  Un giorno Mosè, che era un giovane bello e robusto,uccise una guardia egiziana e fu costretto a fuggire nel deserto, nel paese di Madian. Mentre sedeva presso il pozzo, le figlie del sacerdote di Madian “vennero ad attingere acqua, per  riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame”. Tornate a casa, le fanciulle riferirono l’accaduto al padre, il quale invitò Mosè a vivere presso di lui e gli diede in moglie la figlia Zippora o Sefora. Nel lungo corso della loro esistenza in Egitto, gli Israeliti gemevano per l’oppressione da parte del Faraone. Qui la storia diventa molto interessante e anche abbastanza complessa; ma cerchiamo di renderla accessibile a tutti. E allora leggiamo il testo dal libro dell’Esodo.Un giorno Mosè, mentre pascolava il gregge del suocero, “condusse il bestiame oltre il deserto e  arrivò al monte di Dio, l’Oreb, e l'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: “voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. Il Signore vide che si era avvicinato troppo al roveto e disse: “Mosè!Mosè! Non avvicinarti,  togliti i sandali, perché il luogo sul quale tu stai è una Terra Santa. Io sono il Dio di tuo padre, Dio di Abramo,  di Isacco, il  Dio di Giacobbe”. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Dio gli parlò ancora e disse: “ho osservato la miseria del mio popolo in  Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti. Conosco infatti le sue sofferenze...ora però, va’! Io   ti mando dal Faraone. Fa’ uscire dall’ Egitto il mio popolo”. Mosè disse a Dio: “chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall ‘Egitto gli Israeliti?”.  Dio  rispose: “ io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo Monte”. Poi Mosè disse: “Signore che cosa dirò al mio popolo, quando mi domanderà come si chiama la persona che ho incontrato sul monte, il Dio dei nostri padri?”. E Dio disse: “ Io sono colui che sono. Tu dirai loro:  ‘Io Sono mi ha mandato a voi’.   Questo è il mio nome per sempre ,questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione”.  

 

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