LA DIMENSIONE EDUCATIVA DE “IL PICCOLO PRINCIPE”

                                                                   di Antoine De Saint-Exuperey[1]

 

  In riferimento al tema generale proposto, non si può tacere il fatto che la tecnologia sia diventata invasiva e pervasiva, assumendo una connotazione fondamentalista, che assurge a simbolo della società stessa. Posto, dunque, il conclamato fondamentalismo tecnologico, si tratta di capirne le cause e indagare fin dove esso si possa spingere nella ricerca e nella conoscenza. Per rispondere a questa esigenza, credo sia importante riferirsi al concetto di “oltre” , inteso non solo come il superamento di un conflitto, ma anche come dimensione etica, che fissi i paletti  nella ricerca tecnologica.   In questa prospettiva dell’oltre, andremo ad analizzare il capitolo XXI del racconto “il piccolo principe”, il capolavoro della letteratura per l’infanzia, di Antoine De Saint-Exupéry, che è il libro più letto  al mondo, dopo la Bibbia. Elemento fondamentale, che ci aiuterà in questo percorso, è la struttura quadrinomia, studiata e messa a punto dall’Università della Preghiera dell’Aquila in oltre trent’anni’ di ricerca e culminante nel congresso Internazionale “Orationis Millennium”.[2] Per approfondire questo racconto e tentare un’analisi testuale, è necessario partire dalla lettura del capitolo citato, in cui il piccolo principe incontra la volpe.[3]

Volpe: buongiorno!

Piccolo principe: buongiorno! E tu chi sei?

Volpe: sono la volpe!

Piccolo principe: vuoi giocare con me? Sono tanto triste!

Volpe: ma io non posso giocare con te! Io….non sono addomesticata!

Piccolo principe: ah! Scusa! E che vuol dire “ addomesticata?”

Volpe:  si vede che non sei di queste parti tu! È una cosa da molti dimenticata! Vuol dire “creare dei legami”.

Piccolo principe: Creare dei legami?

Volpe: certo!

Piccolo principe: e in che modo?

 Volpe: adesso te lo spiego. Tu, fino ad ora, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo. E noi due saremo per sempre amici!

Piccolo Principe: mhhh! Forse comincio a capire!

Volpe: la mia vita è monotona. Io vado a caccia di galline e gli uomini danno la caccia a me.  Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come… come….illuminata! Conoscerò i tuoi passi ( che sono quelli di un amico) e li distinguerò dai passi del cacciatore. E tutte le volte che guarderò il colore del grano, penserò a te e ai tuoi capelli, che hanno proprio il colore del grano.…..Per favore….addomesticami. Se tu vuoi un amico, ti prego, addomesticami!

Piccolo principe: e come posso farlo?

Volpe: è molto semplice! Solo bisogna essere molto pazienti! In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Mhhh! Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….fino a quando saremo vicinissimi!

Piccolo principe: trovi che sia una cosa divertente?

Volpe: Beh! Più che divertente, trovo che sia una cosa molto utile. È quello che dovrebbero fare tutti gli uomini! Stare insieme.

Piccolo principe: capisco! Allora ci vediamo domani!

Volpe: si, amico mio, ci vediamo domani.

Volpe: ciao! Sono felice di vederti, ma sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora!  Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Quando saranno le quattro, comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò così il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore….

Piccolo principe: Già! Preparare il cuore! E che significa?

Volpe: te l’ho detto! Significa che io ti aspetto tutto il giorno. Più si avvicina l’ora stabilita per vederci e più il mio cuore si riempie di gioia, perché ti aspetto. È il mio cuore che ti aspetta!

Così il piccolo principe addomesticò la volpe, ma quando l’ora della partenza fu vicina, incominciò anche ad essere triste.

Volpe: l’ora della partenza si avvicina, purtroppo! E io piangerò…

Piccolo principe: la colpa è tua! Io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi.

Volpe: è vero!

Piccolo principe: ma piangerai!

Volpe: è certo!

Piccolo principe: ma allora che ci guadagni!

Volpe: ci guadagno….il colore del grano, che mi farà ricordare il colore dei tuoi capelli e di te. Addio!  Ma, prima che tu parta, voglio regalarti un segreto.

Piccolo principe: addio!  Ma qual è il tuo segreto?

Volpe: eccolo. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Piccolo principe: l’essenziale è invisibile agli occhi.

Volpe: è il tempo che tu hai dedicato a me per addomesticarmi che mi ha reso importante. Gli uomini hanno dimenticato questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Addio!

Piccolo principe:addio! Non ti dimenticherò! Io sarò responsabile di quello che ho addomesticato.

Volpe: addio, amico mio, non ti dimenticherò mai!

 

Cercherò di indicare alcuni punti, che sembrano fondamentali per il loro messaggio pedagogico. 1) il piccolo principe invita la volpe a giocare, ma questa risponde: “io non posso giocare con te, perché non sono addomesticata. E che vuol dire “addomesticare”? La risposta della volpe è: creare dei legami. Il primo nucleo tematico-educativo è: giocare, cercare amici, addomesticare (creare legami). Affiora, nella fattispecie, un concetto tecnico e ampio, proprio delle scienze socio-psico-pedagogiche: parliamo del concetto di relazione, che è uno degli argomenti più gettonati nel contesto socio-affettivo e educativo. Ciò che sembra tanto chiaro e semplice, da essere considerato persino banale, diventa piuttosto complesso, soprattutto quando si tenti una spiegazione di ordine razionale. Diversi autori, antichi e moderni, si sono cimentati nella definizione della parola “amicizia”, argomento che vanta una pubblicistica non indifferente. Per Marco Tullio Cicerone, ad esempio, l’amicizia è un legame, che dipende dalle due dimensioni della lontananza e della vicinanza. Così infatti egli scrive: “Siamo nati, perché ci fosse fra tutti una sorta di legame, tanto più stretto, quanto più si è vicini[4]. Quella di creare legami, sembra una prerogativa dell’uomo. Facendo riferimento al piccolo principe e alla necessità enunciata dalla volpe, cioè quella di essere “addomesticata”, possiamo affermare che la relazione affettiva è un’esperienza umana, che va incentivata, in termini comportamentali, anche per educare alla sensibilità e all’affettività. Quest’ultimo termine, infatti, sembra essere quello più gettonato nell’agenda ministeriale e nella miriade di progetti scolastici. Da dove nasce questa necessità della relazione?  Essa non può nascere semplicemente da un bisogno di tipo sociale, cioè per condividere qualcosa con qualcuno, ma è un sentimento radicato nell’uomo, che attinge alla fonte prima, cioè nel suo essere interiore. Si tratta dello stesso desiderio che anima il socratico “conosci te stesso”, e che farà dire a Giovenale: “ E coelo descendit   γνῶϑι σεαυτόν” (gnoti seautòn) figendum et memori tractandum pectore[5] . Questo accostamento tra il “conosci te stesso” e il concetto di relazione, nasce dalla consapevolezza che, per quanto la conoscenza di sé sia un’attività autonoma e personale, tuttavia tale conoscenza si allarga e si rafforza mediante la relazione; talché più si conosce l’altro e più si rafforza la conoscenza del sé.  A suffragare questa tesi è l’esperienza di Ignazio di Loyola, al quale il suo assistente, Padre Gonzàlez, confida la sua vanagloria e chiede al suo Superiore dei consigli per superarla. Ignazio, che della sua vanagloria poteva parlare ben d’onde, lo esorta a confidare nel Signore,  ma gli trasmette anche i suoi personali attacchi di vanagloria, come narrato nella biografia.[6] Ciò è il chiaro esempio che rafforzandosi l’amicizia, si rafforza e si amplia anche la conoscenza di sé.

  1. Alla domanda del piccolo principe “che cosa significa addomesticare”, la volpe risponde: “è una cosa da molti dimenticata”. L’espressione della volpe è un misto di saggezza e di rammarico o rassegnazione. Come dire che le persone hanno cancellato dalla loro mente, ma soprattutto dal loro cuore, questa pratica educativa essenziale. A ben vedere, se analizziamo bene la transazione “ è una cosa da molti dimenticata”, non si può non condividere l’autentico significato espresso dalla volpe. Senza andare molto lontano, per scoprire le cause di questa carenza affettiva, possiamo semplicemente affermare un dato e cioè che l’uomo ha bisogno urgentemente di alimentare la propria esistenza mediante legami autentici, che possiamo anche identificare con la relazione affettiva. Si avverte questa necessità e non è solo per la citazione di un luogo comune, ma è quel desiderio d’infinito dentro, che si fa strada nella profondità del nostro essere. In altre parole, un’autentica relazione affettiva non può non avere nella trascendenza il suo punto di riferimento. Sempre riguardo alla creazione di legami e quindi all’amicizia, la filosofa Maria Zambrano scrive : “Platone, nei suoi dialoghi, e in particolar modo nel Simposio, scoprì l’amore….scoprì la germinazione dello spirito. Ma… Aristotele,… nella sua dottrina morale scoprì il regno dell’amicizia nato dalla φιλία (filìa), un tipo di amore senza alcun dubbio, ma di amore-amicizia, che si forma tra persone che amano le stesse cose; si tratta di una relazione che va oltre quelli che si mettono in relazione; si tratta di frequentare gli stessi luoghi del pensiero, di andare per una stessa strada, nonostante a volte si vada con un passo differente[7]. Sembra che il pensiero della Zambrano si presti fortemente a definire il concetto di amicizia, chiarendone le implicazioni psico-affettive, ma sostenendo con forza l’unione di intenti e di voleri, che si può definire spirito e che è alla base della vera amicizia, quella che, dal punto di vista cristiano, viene definito “amore di dilezione”, di chiara derivazione ascetica e che è possibile attuare in un rapporto di amicizia vera e disinteressata. Tema, questo, tanto caro al filosofo Jaques Maritain e ripreso poi da Bergson e che ha dato vita a un serio dibattito sull’etica e sul significato dell’amore e dell’amicizia.
  2. Il secondo passaggio del presente lavoro, è quello relativo alla modalità, che non è tanto riferita all’approccio metodologico, quanto a ciò che accade nella conoscenza, e quindi nella coscienza, attraverso il bisogno reciproco, come si evince dalla transazione “ se tu mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unico al mondo. E noi due saremo sempre amici!” Qui, dal nostro punto di vista, non si tratta solo di un mero bisogno reciproco, come la sociologia e le scienze umane suggeriscono, ma si tratta di un accadere fenomenologico nella coscienza, un accadere che trascende qualsiasi categoria umana, perché si accende nella coscienza qualcosa, una scintilla di quel divino che è in noi, che trova la giusta collocazione nell’empatia, cos come presentata da Edith Stein [8].
  3. Il terzo passaggio riguarda proprio la modalità di approccio, che consiste nell’avvicinarsi ogni giorno di più alla persona. Una chiave simbolica, questa, che sta a significare che l’amicizia si costruisce e si consolida nel tempo, con lo stare insieme, con la frequentazione e la condivisione. Questo passaggio implica la ricerca, la scoperta, che rafforza i vincoli della conoscenza, fino a trascenderla. Il piccolo principe e la volpe si danno appuntamento per il giorno dopo. Nella fattispecie s’inserisce la volpe con la sua transazione “preparare il cuore”. Questo passaggio è fondamentale, per comprendere l’espressione “preparare il cuore”, che sta a sottolineare quanto sia importante la relazione, ma soprattutto sta a indicare la delicatezza, il desiderio umano e spirituale di vedere la persona amica: “ più si avvicina l’ora stabilita per vederci  e più il mio cuore si riempie di gioia, perché ti aspetto. È il mio cuore che ti aspetta”. Ancora una volta ci imbattiamo nella dimensione del cuore, che non è solo la sede delle emozioni, ma è propriamente il luogo dello spirito, come suggeriscono gli studi sulla struttura quadrinomia (cuore-psiche-mente-corpo), dove il concetto di corporeità è ridotto analiticamente nei suoi elementi costitutivi semplici (psiche - mente - corpo), mentre il cuore è propriamente la sede dello spirito. Si comprenderà come, stando alla struttura quadrinomia, il cuore agisca non più come un coacervo di anima e di spirito, come sosteneva l’antichità classica con il termine καρδία, ma è la parte più alta e spirituale, che è proprio dello spirito e che determina i nostri  pensieri e al quale si rapporta  il resto della struttura, in primis la psiche, che è la parte più vicina al cuore.
  4. Il quarto passaggio è quello della partenza del piccolo principe. Tristezza e pianto sono due elementi fondamentali e che costituiscono il prezzo che bisogna pagare, quando si stabiliscono relazioni vere. Questo sentimento struggente, che si configura e trova collocazione nel Seensucht dei romantici, è la prova di quanta pressione possa esercitare su di noi la relazione. La medesima relazione può, tuttavia, diventare oppressiva e fagocitante, quando non viene incanalata nella giusta dimensione affettiva e educativa.

5.L’ultimo passaggio di questa perla educativa, è il segreto che la volpe svela al suo piccolo principe, divenuto amico: “non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Queste ultime due transazioni si commentano da sole. Suonano come una melodia, che dona universalità e armonia a tutto lo spartito. Anche le stesse pause contrassegnate dai punti imposti dalla grammatica, danno musicalità allo spartito e ci aiutano ad assaporare il contenuto, mediante quelle inferenze linguistiche ed espressive, che impongono la riflessione, alimentano il pensiero positivo, fanno trasecolare il lettore e lo proiettano in una dimensione spazio-temporale infinitai, in cui si perde e si ritrova, perché il cuore si riempie di quella parolina magica, che si può definire semplicemente amore.

Ritornando all’idea originaria, cioè quella di aprire un varco e ricercare una terza via tra fondamentalismo ontologico del passato e fondamentalismo tecnologico del presente , credo che il concetto di relazione, così come si presenta nel dialogo tra la volpe e il piccolo principe, sia una risposta adeguata alla tesi da noi sostenuta all’inizio e cioè che il fondamentalismo tecnologico ha preso il sopravvento sull’ontologia. A questo proposito Papa Francesco, riferendosi alla catechesi di Giovanni Paolo II dell’8 Giugno 1994 e pubblicata sull’Osservatore Romano del 09 Giugno 1994 a pag. 5,  scrive: “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi…Ma ci muoviamo in una società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. Nella società di oggi l’essere umano rischia di smarrire il centro, il centro di se stesso. ‘L’uomo contemporaneo, infatti, si trova spesso frastornato, diviso, quasi privo di un principio interiore che crei unità e armonia nel suo essere e nel suo agire. Modelli di comportamento purtroppo assai diffusi, ne esasperano la diffusione razionale-tecnologica o, all’opposto, quella istintuale[9]. È chiaro che di fronte all’espandersi della cultura tecnologica e a fronte di una risposta debole da parte di quella ontologica, il cuore rimane l’unica risorsa che possa sostenere anche l’ontologia dell’essere, inteso come apertura all’infinito, che è Dio. Rimane questa la terza via, quella del cuore, per mezzo del quale il mondo può cambiare, mettendo in atto una inversione di marcia.   

 

 

 

 

[1] Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, scrittore francese ( 29 Giugno 1900 – Riou 31 Luglio 1944), nasce da una famiglia di nobili origini, di religione cattolica. A quattro anni rimane orfano del padre. Autore del racconto “il piccolo Principe”, tradotto in 600 lingue e in diversi dialetti: è il libro più letto dopo la Bibbia. Durante la seconda guerra mondiale, lo scrittore si arruola nell’aeronautica francese, per poi passare dalla parte degli alleati. Scomparve in circostanze misteriose, durante un volo di ricognizione, inabissandosi nelle acque della costa marsagliese. Frequenta il collegio dei Gesuiti, che segna il primo distacco dalla madre, per la quale nutriva una vera e propria venerazione. In seguito assume servizio sull’aereopostale Parigi-Dakar, per poi diventare dirigente della compagnia aereo postale  Argentina-Francia.  Solo di recente sono stati recuperati i resti del suo aereo e si è giunti alla conoscenza delle cause della morte, attraverso la testimonianza del pilota tedesco che abbatté l’aereo.

[2] Giuseppe DE GENNARO( a cura di), i quattro universi di discorso, atti del congresso Internazionale “Orationis Millennium”, L’aquila, 24-30 Giugno 2000,Libreria Editrice Vaticana, 2002

[3] Per esigenza di carattere discorsivo, viene riportata una sintesi del capitolo XXI. Il testo integrale si può rinvenire nell’Edizione Tascabili Bompiani, Milano,2001, pp.91-98.

[4] Marco Tullio CICERONE, l’Amicizia,Newton Compton Editori, Roma, 2013, p. 37

[5] Giovenale, Satire, 11,27  ssgg. “…dal cielo disceso quel ‘conosci te stesso’, che va fissato e preso in considerazione nel memore petto…), Decimo Giunio Giovenale, poeta e retore aquinate (50/60 - 127), in A.Gervasio, Psicologia e religiosità, Mondostudio,  Cassino,2023, p.33

[6] G.DE GENNARO (a cura di),Ignazio di Loyola, racconto di un pellegrino, Città Nuova Editrice, Roma,1993,p.51

[7] Maria ZAMBRANO, per l’amore e per la libertà, Marietti 1820, Genova, 2008, p.68

[8] Edith STEIN, Introduzione alla filosofia, Città Nuova Editrice, 1988,p.200

[9] Papa Francesco, l’importanza del cuore, lettera Enciclica “Dilexit nos” sull’amore umano e divino di Gesù Cristo, 24 Ottobre 2024, n. 5

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna