MARIA ZAMBRANO E LA METAFORA DEL CUORE
“Chi sei, dolce Luce, che m’inondi e mi fai luce nella notte del cuore? Tu mi guidi qual mano di una mamma;ma se mi lasci,non più d’un solo passo avanzerei. Tu sei spazio che l’essere mio circonda e in cui si cela. Se m’abbandoni, nell’abisso del mio nulla cado, donde mi chiamasti all’essere. Tu sei a me vicino più di me stessa, più intimo dell’intimo mio. Eppur nessuno ti toccca o ti comprende e d’ogni nome infrangi le catene,Spirito Santo, Eterno amore!...” ( Edith Stein,Pensieri )
Le sollecitazioni che provengono dall’argomento generale sul rapporto tra la ragione tecnologica e la ragione teoretica, mi spingono a fare alcune considerazioni, che vanno anche oltre i canoni della ricerca pura, nell’intento di trovare una via di accesso a quei luoghi inesplorati, che possiamo definire “luoghi del cuore” o anche “territori dell’anima”. A tale riguardo,tenterò di analizzare uno scritto di Maria Zambrano, “la metafora del cuore”. [1] Che la ragione teoretica tenti un recupero nei confronti della tecnologia, è auspicabile, se non altro perché essa deve esprimere se stessa in quanto tale, per continuare la sua perenne, instancabile attività nell’attuarsi in una dimensione sempre nuova nello sviluppo del pensiero. La ragione tecnologica ha tenuto banco, a partire dalla società industrializzata e ha ampliato il suo potere assoluto, oscurando la ragione teoretica. Quali prospettive in questa dimensione conflittuale? Riuscirà la ragione teoretica a riprendersi il timone, per guidare la nave della scienza? O l'umanita è proiettata inesorabilmente verso la sua estinzione, determinando la morte della ragione stessa? Per fare ciò è necessario che la ragione interroghi se stessa, per trovare le motivazioni per cui è stata oscurata. Su questa premessa analizzerò il concetto di “metafora del cuore” della filosofa Maria Zambrano, per tentare una possibile connessione tra le spinte che provengono dalla ragione tecnologia e quelle invece che provengono dalla ragione teoretica, nella convinzione, da parte di chi scrive, di rinvenire la causa o perlomeno una delle cause, che hanno determinato l’appiattimento e l’oscuramento di quest’ultima da parte della prima. Certo le istanze filosofiche, le condizioni storiche e sociali, le spinte ideologiche, le esigenze di un mondo migliore, costituiscono il terreno favorevole, sul quale si è costruita la grande metafora, in cui si è formata ed evoluta la tecnologia. Nello scritto “la metafora del cuore” Maria Zambrano, con uno stringato ed essenziale ragionamento, introduce l'argomento sulla vita delle metafore :" non di solo pane vive l'uomo, cioè non di sola scienza e tecnica. Neppure di sola filosofia, si potrebbe dire, ma quando si parla della metafora ciò non ha senso, dato che la filosofia più pura si è sviluppata nello spazio tracciato da una metafora:quella della visione e della luce intelligibile.”[2] Ci soffermiamo su questi due aspetti: la visione e la luce intelligibile, che costituiscono lo spazio entro cui non solo nasce la filosofia, ma parallelamente, su un altro versante, si sviluppa la visione profetica veterotestamentaria. Da un lato la visione, che gradualmente si rivela al pensiero, e dall'altra la luce intelligibile, che si dispiega e, nel dispiegarsi, si disvela, fino a diventare concretezza. Sia la visione che il pensiero intelligibile sono retti da metafore.Che cosa sono ? Zambrano risponde: “...sono quelle rivelazioni che stanno alla base di una cultura che la rappresentano. Sono una forma di presentazione di una realtà,che non può farlo in modo diretto, una presenza di ciò che non può esprimersi direttamente e neppure ci riesce divenendo ineffabile, unica forma in cui certe realtà possono farsi visibili o deboli occhi umani”.[3] La metafora, dunque, è concepita come un grande sistema, di cui si serve la mente umana, per giungere alla conoscenza. In questo sistema si colloca il Logos medesimo della filosofia antica, il cui significato è inaccessibile alla mente, essendo esso ineffabile, indicibile, perché, per quanto si identifichi in una legge razionale o in un simbolico fuoco, è sempre il prodotto di quell’Eros, che permea di sé ogni cosa. È la medesima istanza di Agostino, per il quale l’accesso al trascendente avviene attraverso la propria interiorità, come sostiene in un passo celebre : “Non uscir fuori da te stesso, rientra in te stesso, nell’intimo dell’uomo abita la verità e se troverai la tua natura mutevole, trascendi te stesso”(Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas, et si naturam tuam mutabilem inveneris, trascende te ipsum)”.[4] Se dalla visione e dal pensiero ci si sposta alla “luce intellegibile”,cambia anche la prospettiva, che si orienta verso il significato anagogico, esprimente valori e significati trascendenti. È questa la via che intendiamo esplorare, ai fini della nostra ricerca. Dal citato scritto di Maria Zambrano è possibile intravedere una luce, quella del cuore, che per molto tempo è stata relegata nel dimenticatoio dalla cultura occidentale, protesa più verso l'acquisizione di nuovi modelli provenienti dalla società industrializzata e tecnologica. Così infatti si esprime G.De Gennaro: “Nacque, per la ricostruzione,l’indusria pesante. Tutto s’industrializzò, con un metodo identicamente radente.Nulla quasi è restato di natura, di cultura,di religione, che non sia stato deformato dalla mostruosa ricostruzione. Come dimostra il malessere della società del benessere, traghettata nel terzo millennio”[5] .In questo contesto si coglie il difficile rapporto tra il visibile e l'invisibile, laddove “il visibile è a tal punto opprimente, da relegare nell’ombra più opaca ciò che non si accorda con essa”[6]. Ritengo fondamentale questo passaggio, in quanto la luce che s’intravede in esso, riporta in superficie ciò che è stato relegato ai margini per molto tempo, cioè il cuore,”distinto dal pensiero, dimenticato da questo e relegato a livello di folclore”.[7] Il cuore, dunque, nonostante sia stato ridotto a un elemento di secondaria importanza sia dalla ragione tecnologica che dalla ragione teoretica, tuttavia ha continuato a navigare in acque profonde e nascoste. All’interno del cuore, secondo la filosofa, “arde una fiamma che fa da guida nelle situazioni complicate e difficili...È luce che illumina il cammino,permettendo di uscie da difficoltà impossibili, luce soave, che offre conforto.... Il cuore ha ferite di lenta e a volte impossibile guargione; si potrebbe dire che le sue ferite non si rimarginano mai più, perché sono in un certo senso attive, sono ferite vive, come quelle da cui sgorga costantemente una goccia di sangue,che ne impedisce la cicatrizzazione”[8] .Questa lunga citazione spiega perché nella Zambrano la metafora del cuore assurge ai ranghi quasi di una religione, capace di cogliere l’Assoluto, cioè lo Spirito nella sua Essenza Divina. Da questo punto di vista il cuore è la parte più centrale dell’essere umano, in quanto “è il simbolo e la massima rappresentazione di tutte le viscere della vita, il viscere in cui tutte trovano la loro unità definitiva e la loro nobiltà....È il viscere più nobile,perché porta con sé l’immagine di uno spazio, di un dentro oscuro, segreto e misterioso che, in alcune occasioni, si apre”[9]. Se le cose stanno così, la filosofia, e in particolare la ragione teoretica, non può non contemplare la Scienza del cuore, che “riesce a fare scienza senza cessare di vivere, senza poter, né voler diventare impassibile e indipendente, ma restando sempre e in ogni istante, perfino nella sua scienza, vivo, ovvero passivo e dipendente...rendendosi schiavo nella sua azione più grande, in quella che lo definisce:l’amore”. Sembra di capire che, come recita il genio artistico di Franco Battiato, “tutto l’universo obbedisce all’amore”[10] . Non è un caso che il Paradiso del divin poeta si chiuda con il verso “l’amor che move il sole e l’altre stelle”[11]. È dal cuore che parte quell’ itinerarium mentis in Deum, di S.Bonaventura,perché certi percorsi non possono che partire dal cuore e dare istruzioni alla mente, in una visione capovolta nel rapporto mente(intelletto)-cuore.
In questa prospettiva, il recupero della ragione teoretica e anche della ragione pratica deve avvenire proprio da quella spinta interiore del cuore, che sola può umanizzare la tecnologia, il visibile in senso lato, e vedere tutta la realtà sub specie eternitatis. Se la ragione tecnologica ha oscurato e fagocitato la ragione teoretica, è perché, senza alcuna pretesa di giudizio, è venuto a mancare, e manca tuttora nella società contemporanea, quel senso del sacro, che può venire solo dal cuore, iniziato a tale incontro. La Sapienza delle Scritture, dei profeti, dei salmi è stata messa ai margini, anzi derisa e dimenticata, nonostante gli sforzi e le proposte dell’umanesimo filosofico di J.Maritain, dello spiritualismo di Henri Bergson, della fenomenologia di Husserl, dell’empatia di Edith Stein, di Emmanuel Levinas, il profeta della modernità[12], di M.Heidegger...La proposta della filosofa Maria Zambrano va nel senso giusto, secondo il mio punto di vista, perchè una società che non recupera il senso del sacro, cioè della comunità, che si identifica nell’alterità come intervento sui bisogni dell’altro, è destinata a un futuro incerto e pericoloso. Ciò che la società sta vivendo anche con il risveglio di certe ideologie imperialistiche, con le spinte degli integralismi e dei fondamentalismi e l’avanzata dei modelli economici e mercantili, è necessario che l’uomo e le istituzioni s’interroghino sul futuro dell’umanità. Lo scrittore e letterato Emerico Giachry esorta l’uomo ad “abitare poeticamente la terra”[13].Penso che questo riferimento sia la giusta nota di chiusura di questo breve scritto su “la metafora del cuore” di Maria Zambrano; metafora in cui tutto si colloca e tutto è in armonia con le sue parti. Proprio questa grande metafora del cuore deve spingere l’uomo a “vivere poeticamente la terra”. In questa dimensione, anche la ragione teoretica e la ragione pratica trovano il loro punto di forza, non per arginare o frenare l’avanzata della tecnologia, ma per vivere poeticamente anche la ragione tecnologica nella grande metafora del cuore.
[1] Maria ZAMBRANO, verso un sapere dell’anima, Raffaello Cortina Editore, Milano,1996
[2] M.ZAMBRANO, ibidem, p. 43.
[3] M.ZAMBRANO, ibidem
[4] AGOSTINO, de vera religione, XXXIX,72
[5] G.DE GENNARO, religione senza Dio,Edizioni Appunti di Viaggio, Roma 2001, pp.21-22
[6] M.ZAMBRANO, Op.Cit., p.45
[7] Ibidem
[8] M.ZAMBRANO,Op.Cit. p. 47-48
[9] M.ZAMBRANO, ibidem, p. 49
[10] F.BATTIATO, Album Fleurs 2, 2008
[11] DANTE, Divina Commedia, Paradiso, XXIII, 145
[12] G.Luca DE GENNARO, Emmanuel Levinas, profeta della modernità, edizioni Lavoro, Roma 2001,
[13] Emerico GIACHERY, la vita e lo sguardo, Editore Fermenti,2011 Roma.