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FENOMENOLOGIA PEDAGOGICA E PEDAGOGIA CLINICA NELLA PRASSI EDUCATIVA: LA RELAZIONE EMPATICA
Lectio Magistralis
"FENOMENOLOGIA PEDAGOGICA E PEDAGOGIA CLINICA
NELLA PRASSI EDUCATIVA: LA RELAZIONE EMPATICA".
INTRODUZIONE
L’argomento che stiamo per affrontare è di grande attualità, oltre ad avere una portata di carattere universale.
La relazione empatica di per sé si costruisce sull’universalità, nel senso che l’universo non è solo qualcosa da scoprire, ma anche qualcosa da costruire insieme, in una dimensione intersoggettiva, empatica appunto, nel significato pregnante del termine, così come viene proposto da E. Husserl, il padre della fenomenologia, e ancor più dalla sua brillante allieva Edith Stein, che può essere considerata la fondatrice dell’empatia; argomento cui la nostra filosofa e santa ( Santa Teresa Benedetta della Croce) dedicò tutta la sua vita, a partire dalla discussione della tesi di laurea,proprio dal titolo “ il problema dell’empatia”.Partendo dalla testimonianza di Edith Stein, ci soffermeremo su alcuni assunti teorici.
Il nostro è un lavoro che richiede competenze specifiche in ordine a diversi aspetti e in riferimento a problematiche sempre in evoluzione. Nell’ottica, poi, di un servizio e non solo di un giusto lavoro, potremmo anche dire che la dimensione empatica universale è in funzione di quella profusione d’amore, che è a fondamento dell’alterità.
La motivazione alla scelta di questo argomento complesso, è da ricercare innanzitutto nel nostro vissuto. Trattandosi di “relazione empatica” cioè di “empatia”, non si può prescindere dal vissuto di ciascuno di noi.
Il tema, dunque, verrà affrontato in riferimento alla fenomenologia pedagogica e al suo rapporto con la pedagogia clinica.
IL METODO FENOMENOLOGICO NELLA PRASSI EDUCATIVA
Il termine “fenomenologia” appare già nella filosofia classica e serve a definire tutto ciò che appartiene al mondo fenomenico, distinguendolo da quello metafenomenico. Tutta la storia della filosofia è incardinata su questi due elementi. Toccherà a Immanuel Kant, sulle istanze poste dal razionalismo meccanicistico di Cartesio, dare una svolta storica alla filosofia, partendo dalla cosiddetta “dissertazione del ’70”, il cui titolo costituisce una sorta di compendio, che al tempo stesso possiamo definire manifesto della filosofia occidentale. “ De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis”, infatti, è il titolo con cui Kant si affaccia in modo nuovo sul palcoscenico della filosofia e getta le basi metodologiche sulle quali costruire il criticismo.
La conoscenza fenomenica, con la quale il filosofo di Koeningsberg chiude la “critica della ragion pura”, si presenta come conoscenza certa, sulla quale l’intelletto categorizzante opera indisturbato. Fenomeno, infatti, è ciò che si manifesta ai sensi e sottoposto al vaglio ( al tribunale) della ragione; quella ragione che già Cartesio, nelle “regulae ad directionem ingenii” indica come il punto di partenza di ogni sapere. Mondo fenomenico si, ma non ancora fenomenologia.
Perché si passi alla fenomenologia come sistema e metodo, è necessario attendere colui che della fenomenologia è il padre, cioè Edmund Husserl, il quale indica il metodo con cui la coscienza deve essere studiata e analizzata nella sua intenzionalità, cioè nel suo essere coscienza di qualcosa. Ciò significa che il compito della fenomenologia è quello di definire i modi mediante i quali la coscienza si rapporta alla realtà. Per fare ciò, è necessario ritornare alle cose stesse, affinché del fenomeno venga colta l’essenza, cioè il suo significato autentico. Si può, a ragione, parlare di fenomenologia trascendentale, in cui vengono indagati non solo le forme pure a priori della sensibilità, come sosteneva Immanuel Kant, ma anche l’insieme dei principi della soggettività della coscienza, ivi compresi i sentimenti, la volontà, gli stati d’animo. Si può ben comprendere come il passaggio dal fenomeno alla fenomenologia abbia suscitato l’interesse degli studiosi e abbia dato anche un notevole impulso alla nascita di altre correnti filosofiche come l’esistenzialismo. Ritornare alle cose in senso kantiano, infatti, significa attribuire il giusto valore e significato alle cose stesse mediante quella che Husserl chiama “epoché o sospensione di assenso”, il metodo che permette di indagare e descrivere la realtà nel suo autentico rapporto con il soggetto conoscente. In questa dimensione la coscienza assume il ruolo principe, in quanto è dalla coscienza stessa, dal vissuto di ognuno, che parte e si sviluppa la conoscenza. Ora la conoscenza non può essere relegata nella sfera esclusiva della soggettività, ma ha bisogno di confrontrasi con un altro soggetto. E’ questa la dimensione intersoggettiva, cioè il riconoscimento di un mondo comune di esperienza, la certezza che accanto a un io esiste un altro io, con il quale mi rapporto costantemente in una dimensione empatica, nonostante sia diverso da me.
E’ a questo punto che entra in gioco quella pedagogia dell’empatia, cui bisogna fare riferimento quando si parla di relazione di aiuto. Ora la relazione di aiuto, per sua stessa natura, prescinde da ogni presupposto o da ogni teoria, per collocarsi e applicarsi al mondo della vita, dell’intersoggettività.
Poiché l’obiettivo che intendiamo raggiungere è quello di stabilire l’efficacia di una pedagogia dell’empatia, dobbiamo cercare una terza via della pedagogia, che , a nostro avviso, va rinvenuta nella fenomenologia.
Una pedagogia che si presenti come scienza dell’educazione, non può prescindere dalla fenomenologia, in quanto ne costituisce il substrato, cioè la base sulla quale è possibile costruire ogni ricerca pedagogica, ivi compreso il discorso sul metodo. E’ il terreno su cui si muove l’umanesimo pedagogico di Jaques Maritain, che trova la sua ragion d’essere nella visione filosofica e pedagogica di Bergson, Mounier, Unamuno.
Se percorriamo la storia della pedagogia, ci rendiamo conto che essa, sulla base delle istanze proposte dalla filosofia, si colloca in due sezioni distinte. Da un lato si assiste a una pedagogia scientista, che celebra la scienza come unico dato su cui innestare un discorso pedagogico, dall’altro si sviluppa una pedagogia, che, partendo da Sant’Agostino e San Tommaso, per elencare i due pilastri della filosofia cristiana, cerca di conciliare le ragioni della ratio e quelle della fede.
Occorre, a nostro avviso, cercare una terza via della pedagogia, che, operando una scelta coraggiosa e univoca, non porti a sincretismi di alcun genere, ma sia apportatrice di verità eterne. Sono queste le ragioni di una pedagogia mistica, una mistagogia, che orienti le coscienze verso una visione planetaria della condizione umana, in cui, per dirla con B.Pascal, la miseria dell’uomo venga innalzata al rango di quella nobiltà che lo deve caratterizzare nella società.
Se ci soffermiamo sulla correttezza semantica, ci rendiamo conto che quello di pedagogia è un termine polivalente, in quanto indica sia la realtà dell’attività educativa, sia la teoria dell’educazione e cioè la scienza dell’educazione.
Sotto il profilo storico, la pedagogia è parte integrante della filosofia, a partire dall’antichità. Platone e Aristotele, infatti, collocano nella politica i problemi pedagogici. Quintiliano annovera gli stessi problemi pedagogici nelle arti liberali, mentre nel pensiero cristiano, con la Patristica e la Scolastica, essi fanno parte integrante degli aspetti teologici.
Nelle Università tedesche si insegnò pedagogia perlomeno a partire dal XIII secolo come appendice dell’etica e precisamente:
a) come appendice della filosofia pratica (etica);
b) come parte della teologia pratica (catechetica);
c) come didattica dell’insegnamento dotto (ginnasiale).
La pedagogia poté affermarsi come scienza autonoma solo quando cominciò a considerare l’educandus con una propria coscienza e una propria dignità.
I primi seri tentativi di elaborare sistematicamente e scientificamente la pedagogia risalgono a Herbart (Oldenburg 1776 - Gottinga 1841) e Schleirmacher (Breslavia 1768 - Berlino 1834). Così Franco Guadalupi: “Si sa che il primo pedagogista a teorizzare sulla tematica degli interessi da un punto di vista pedagogico e psicologico è stato Herbart: interessi di conoscenza - con tre livelli: empirico o sensoriale,speculativo o intellettivo, estetico o di apprezzamento critico - e interessi di partecipazione - anch’essi con tre livelli: simpatetico o di relazionalità naturale, sociale o di relazionalità .1
L’impostazione herbartiana, che aveva fatto sentire il suo influsso sul piano di una dottrina praticabile dell’insegnamento, è stata riesumata in connessione con l’adattamento teoretico-scientifico del razionalismo critico, al fine di delineare una scienza dell’educazione analitico-empiristica, che si potesse staccare da giudizi di valore, per rivolgere la sua attenzione ai nessi causali tra l’intenzione e il successo dell’educazione (causa-effetto). A questo proposito occorre dire che sia il neokantismo che la filosofia cristiana puntano l’accento su alcune impostazioni normative, per occuparsi della fondazione, dei principi e della norma.
In questa dimensione è possibile rinvenire tre aspetti della pedagogia:
a) quello antropologico, per cui ci si pone la domanda “che cosa è l’uomo?”;
b) quello teleologico, che concerne il fine dell’uomo e che cosa egli deve diventare;
c) quello metodologico, che fornisce gli strumenti per raggiungere determinati fini.
A questi aspetti corrispondono tre momenti della pedagogia sotto il profilo sistematico:
a) una dimensione naturalistica, che riduce la pedagogia allo studio dello sviluppo dell’individuo;
b) una dimensione sociologica, che considera la pedagogia come lo studio dell’uomo reso nei suoi rapporti con la comunità;
c) una dimensione umanistica, che mira alla libertà e considera l’uomo una persona unica, irripetibile nei rapporti con se stesso e con l’assoluto.
Riteniamo, ai fini della nostra ricerca, che quest’ultimo aspetto apre la porta a quella terza via della pedagogia, di cui ci stiamo interessando.
A fronte di un “pensiero debole” e di un “pensiero forte”, potremmo certamente parlare di una “pedagogia debole” e di una “pedagogia forte”, laddove per “pedagogia debole” intendiamo quella pedagogia che si chiude entro schemi generici, dando luogo a diverse interpretazioni non sempre canoniche, mentre per “pedagogia forte” intendiamo quella pedagogia che, partendo dal significato classico e dettata dalla legge del cuore, riesce a modificare radicalmente i comportamenti della persona. Da questo punto di vista, Antigone rappresenta il simbolo della suprema legge del cuore, e dunque, della pedagogia forte, in quanto, rompendo gli schemi rigidi imposti dalla legge, fa parlare una legge interiore molto più viva e vera di quella prescrittiva e normativa. La trasgressione, diventa, paradossalmente, il supremo atto di libertà, in cui è racchiusa una legge morale universale pedagogica.
Intervento educativo e autorità
Autorità dal latino “augeo” (aiuto a crescere), da cui si evince “auctoritas”. Il significato originario è “colui che esercita un potere”. Attingiamo questa definizione dal mondo greco e dal mondo latino, nonché dalle Scritture. L’autorità che si incarna nel popolo trova nel re o nel capo la sua manifestazione. Il significato originario ha subito, nel corso dello sviluppo storico e sociale, una trasformazione in senso negativo, in quanto il termine “autorità” è stato ripreso sia dalla psicologia che dalla sociologia e dalle altre discipline. Facendo riferimento alla psicologia,in primis al freudismo, bisogna dire che il processo di identificazione dell’individuo avviene attraverso la rottura di schemi preconcetti, tra cui quello dell’autorità. (Si pensi all’autorità del padre). Sulla stessa lunghezza d’onda si pone il francese Jaques Lacan, (1901-1981), il quale, contro la tendenza che la psicoanalisi avrebbe preso dopo Freud, e cioè quella di riadattare gli individui all’ordine esistente, propone un ritorno a Freud e al suo insegnamento, elaborando la teoria del bisogno, domanda e desiderio. Negli anni sessanta-settanta è accentuata l’accezione negativa del termine “autorità”, in quanto si assiste ad un processo di destrutturazione della società, in cui il principio di “autorità” è fortemente messo in discussione, mentre dalle scienze umane viene coniato il termine “autorevolezza”. Dal punto di vista sociologico il secondo termine aderisce di più alla realtà e alla trasformazione in atto nella società; dal punto di vista pedagogico, il primo termine esprime il significato pregnante riferito al concetto di educazione, (ristabilire i ruoli), concetto che troviamo nell’Antico Testamento (l’Unto del Signore) e nel messaggio Evangelico “poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto”.
Nella sua oggettività il verbo giusto è, dunque, quello di “augeo”, nel suo significato di “aiuto a crescere”.
La parola “ autorità ” ha subito un processo di trasformazione nel corso dei secoli, tanto che spesso, nel linguaggio attuale, viene presentato come “autoritarismo”, che è la degenerazione di un potere; ma sappiamo che etimologicamente il termine “autorità” non ha nulla a che vedere con l’autoritarismo. Da questi assunti possiamo capire come un termine possa essere utilizzato in una accezione negativa. Così il vocabolo “autorità” ci viene presentato come “autoritarismo”, che è la degenerazione di un potere.
L’empatia in B. Bettelheim e in Edith Stein
“Per empatia (Einfulung o Empathie) si intende il tentativo di riprodurre in proprio i sentimenti altrui al fine di comprendere l’altra persona. La via per partecipare ai sentimenti altrui passa primariamente per la comunicazione verbale, ma anche per la spontanea espressione del sentimento. Nella prassi psicologica l’empatia assume una particolare importanza, pur non avendo mai acquistato il significato di metodo scientifico, perché non oggettivabile”.2 Studi sull’empatia sono stati compiuti sia da B. Betthelheim che da Edith Stein; l’uno, partendo dalla famiglia, giunge a una definizione dell’empatia, l’altra, partendo dal mondo della vita, elabora una teoria dell’empatia in chiave mistagogica. Entrambi colgono nell’empatia il significato profondo, che è quello di mettersi al posto di un altro. Riportiamo un pensiero di Bruno Bettelheim:
“I miei sforzi portati avanti tutta la vita, per scoprire e verificare che cosa occorre per riuscire a crescere bene i nostri figli, che magari non faranno necessariamente una buona riuscita agli occhi del mondo, ma che riflettendoci, si sentiranno contenti di come sono stati allevati, e contenti, tutto sommato, di quello che sono, nonostante gli inevitabili difetti, di cui peraltro nessuno è privo”.3
L’osservazione di Bettelheim suona già come un invito a considerare i rapporti genitore-figlio nell’ambito di una pedagogia della famiglia, anche se, con tutta evidenza, questa rimanda al senso più pregnante di una pedagogia della persona. In effetti lo stesso autore, affrontando il problema della persona, accenna alla caratteristica dell’empatia quale momento fondamentale di massimo rapporto nella diade genitore-figlio:
“l’empatia, così importante perché un adulto possa comprendere un bambino ,comporta che si consideri l’altro nostro pari; non per ciò che riguarda il sapere , l’intelligenza o l’esperienza e men che meno lamaturità,bensì rispetto ai sentimenti e alle emozioni che ci muovono tutti adulti e bambini…avere una reazione empatica significa sforzarci di metterci nei panni dell’altro, così che i nostri sentimenti ci facciano intuire non soltanto le sue emozioni, ma anche le sue motivazioni. Significa comprendere l’altro dall’interno, non dall’esterno, come potrebbe fare un osservatore interessato o anche coinvolto,che cerchi di capire i motivi dell’altro con l’intelletto”. 4
Edith Stein ci presenta l’empatia come una scienza presentificante, in quanto “è un vissuto originario, una realtà presente: quello che presentifica, però, non è una propria impressione passata o futura,ma un moto vitale, presente ed originario di un altro che non si trova in alcuna relazione continua con il mio vivere e non lo si può far coincidere con esso. Mi pongo dentro il corpo percepito. Come se fossi io il suo centro vitale e compio un impulso quasi dello stesso tipo di quello che potrebbe causare un movimento - percepito quasi dall’interno - che si potrebbe far coincidere con quello percepito esternamente. Se la presentificazione empatizzante non fosse motivata dalla percezione esterna,allora non si distinguerebbe dalla fantasia. Perciò essa partecipa al carattere posizionale dell’apprensione motivante. Sia il contenuto della percezione esterna che quello dell’empatia si accordano vicendevolmente, nella misura in cui ho osservato il movimento vitale originario, che cerco di rendere intuitivo empatizzando, come realtà”. 5
Il pensiero di Edith Stein ci porta in una nuova dimensione educativa, che va anche oltre quella visione della pedagogia dell’umanesimo e della prospettiva spiritualistica di Bergson, per proiettarsi in una dimensione mistagogica, in cui l’altro diventa parte integrante di me stesso per la realizzazione di un unico fine.
“Mi pongo dentro il corpo percepito. Come se fossi io il suo centro vitale…”
E’ questa l’affermazione-chiave, che rende più forte il concetto di empatia, in quanto ricco di quella valenza in più rispetto alla definizione di Bettelheim e a quella che ne fornisce la psicologia. Il concetto di empatia, elaborato già da Husserl quale mondo della intersoggettività, trova, quindi, nella sua brillante allieva quella compiutezza espressiva e di significato totalizzante.
La pedagogia, dunque, partendo dagli aspetti più generali, prende in esame i rapporti che si instaurano all’interno del sistema.
Compito del pedagogista e del pedagogista clinico, in una dimensione fenomenologica, è quello di studiare il sistema ed evidenziarne la struttura, le dinamiche che al suo interno si sviluppano.
Da questo angolo prospettico e in sintonia con l’umanesimo pedagogico di Maritain, lo spiritualismo di Mounier, Bergson e Unamuno, non si può ridurre l’uomo ad una sola dimensione, come sembra sia accaduto con una certa visione pseudoscientifica e positivistica della pedagogia. L’umanesimo pedagogico, lo spiritualismo sono di per sé apertura verso l’altro, visto in ogni dimensione: orizzontale, verticale, diagonale, per suscitare, accanto al “pensiero forte” quello che G. De Gennaro chiama “pensiero fortissimo”.
Questo concetto viene espresso più compiutamente dallo stesso autore in un altro scritto, in cui vengono indicati i parametri entro i quali si attua una completa formazione .6 In un momento in cui la visione positivistica sembra abbia fallito il suo obiettivo, anche se, imperterrita, ne segue la marcia, e tutti gli idoli da essa prospettati sembrano risultati non attendibili, è naturale domandarsi se non sia il caso di invertire la rotta e proseguire per ben altri lidi e porre mano a quella che Platone chiama “la seconda navigazione”, che, fuori di metafora, è quella della ricerca vera, autentica e che conduce la persona verso mete paradossalmente più certe.
fenomenologia come come sistema e metodo, è necessario attendere colui che della fenomenologia è il padre, cioè Edmund Husse, il qu
Il problema dell’empatia
In questa dimensione educativa la Stein sviluppa il concetto di empatia, partendo dal principio che alla base di ogni rapporto intersoggettivo, c’è necessariamente un aspetto fondamentale fenomenologico, in virtù del quale il singolo si rende conto dell’altro singolo. E’ questo “rendersi conto di” che affascina la studiosa Edith Stein e la proietta in una continua ricerca dell’altro, dell’interiorità, dell’altro come fenomeno, cioè come fonte di conoscenza profonda. E’ questa conoscenza profonda che si trasforma in “empatia
Partendo dal concetto di “empatia, fonte e metodo educativo per eccellenza dal punto di vista religioso, Edith Stein raggiunge le più alte vette della mistica, abbracciando fino in fondo la sua Croce, unica speranza. E’ in questa prospettiva che va vista la persona: è la dimensione della salute globale.
In un periodo in cui il pensiero forte domina la scena culturale a cavallo tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo secolo, mentre si moltiplicano quei “maitres à penser” che tentano di imporre i loro modelli, si rende necessario il forte richiamo a quello che Giuseppe De Gennaro, sulla Rivista “La Civiltà Cattolica” chiama “pensiero fortissimo” 7. Nella fattispecie il pensiero fortissimo non può che andare oltre l’uomo, nella direzione del trascendente, passando comunque attraverso la corporeità, in quella visione Eckartiana dell’uomo quale “finitum quod tendit ad infinitum”. Ci rendiamo conto della difficoltà che si prova nel passaggio dal razionale alla libertà, indubbiamente, ma occorre anche uno sforzo, quel conatus, che permetta il passaggio all’incondizionato e alla libertà attraverso la vicenda umana della persona, attraverso quell’esperienza dell’alterità, che Edith Stein chiama empatia, termine tanto caro a certi psicologi o a certi cultori dell’affettività, ma che è ben lontano dal significato ad esso attribuito. Nel già citato testo di Edith Stein “introduzione alla filosofia”, pag. 200, viene indicata la dimensione relazionale, che supera quel mondo della “intersoggettività”, di cui parla il suo maestro Edmund Husserl, per aprirsi verso una dimensione mistica, attraverso cui Edith Stein concretizza quel suo progetto di vita, che è la ri-costruzione dell’uomo, appunto dell’uomo come totalità, in linea perfetta con il progetto riforma di Ignazio di Loyola con gli Esercizi Spirituali, con quello di S.Giovanni della Croce, il poeta de “la noche obscura” e del “cantico spirituale” e con il progetto di Teresa De Avila, la Dottora del “Castello interiore”.E’, questo, un rimedio a quel malessere strisciantetra quelle aggregazioni indistinte e massificate, in cui si è più soli aggregati di quando si è veramente soli? Certamente non è la soluzione, ma una strada, o meglio, una tabella che indica una strada percorribile tra le tante strade che offre la società contemporanea in termini di distrazione e che significano: bucati, fatti una canna, fatti una pera, sballa, fatti una notte di birra, ingolfati di cibo, di televisione, di pellicce,di macchine, di soldi, esprimi tutto il tuo Narciso e il tuo Prometeo che è in te, perché puoi e devi essere potente, anzi onnipotente.
Il concetto di empatia viene ripreso e completato in altri scritti di Edith Stein,tra cui eccelle “essere finito e essere eterno”,in cui, dopo aver tentato di chiarire il concetto di ousia (prote ousia e deutera ousia), si sofferma compiutamente sull’immagine della trinità nella creazione, immagine a cui perviene attraverso la ricerca del senso dell’essere.
E per dare senso compiuto a quanto stiamo affermando, cito da “essere finito e essere eterno”: “tutto ciò che è da me vissuto viene dalla mia anima, è l’incontro dell’anima con qualcosa che la impressiona. Il suo punto di partenza può trovarsi in superficie o in profondità. La provenienza e l’ordine a strati dell’anima stessa si manifestano attraverso l’esperienza vissuta che ha origine da essi e in essi perché si apre in essa,e così essi giungono al loro essere attuale, presente-vivente”. In quest’ottica presentificante troviamo, indubbiamente, il motivo che anima la ricerca di Edith Stein e che si invera in quella salita verso la “settima stanza” del Castello interiore di Teresa di Avila. In questa visione mistica del mondo della vita, il problema posto da Kierkegaard tra l’estetico e l’etico ha necessità di trovare il suo superamento. E il superamento lo si trova in quell’armonia delle parti che compongono la struttura quadrinomia della persona e che si esprime nel corpo, nella mente, nella psiche e nel cuore. E l’armonia la si raggiunge solo se si rispettano le pause, proprio come in uno spartito musicale. Il grido silenzioso dell’uomo oggi sembra che sia: non sono malato, ma voglio guarire; nel senso che l’uomo se da una parte non vuole ammettere la sua malattia, la sua emarginazione, il suo essere decentrato, cioè fuori dal centro, dall’altra reclama attenzione e indicazioni che esprime in termini di bisogni. E’ a questi bisogni che vanno date indicazioni in termini di vita e di qualità della vita.
I miti da abbattere sono sempre quelli di Prometeo e di Narciso, simboli del potere e del piacere, che si esprimono a vari livelli, soprattutto economico e politico; sono gli archetipi da cui l’uomo si potrà liberare solo attraverso il quotidiano esercizio alla libertà, all’alterità, in questa grande palestra della nostra vita.
Prassi educativa e salute globale
Da uno studio sulla alla prassi educativa dal punto di vista della fenomenologia, non può essere esclusa la ricerca di senso e dell’armonia della persona.
Non si può parlare di armonia senza riferirsi all’origine della persona, al principio della sua storia, al nucleo fondante del suo essere. L’aspetto che si intendo mettere in luce, e che costituisce il leit motiv dell’intera ricerca, pertanto, è la formazione della persona nella sua totalità, evidenziandone la struttura per costruire l’armonia. Oggi si va facendo sempre più insistente la domanda di senso, soprattutto nelle giovani generazioni. Ed è proprio da qui, dalla domanda di senso , che nasce l’idea di salute globale, con cui si intende tutto quel sistema di vita e di interventi, che è alla base di una persona in armonia con se stessa.
L’idea, dunque, è quella di intervenire sulla salute globale attraverso la pedagogia, nella fattispecie, della pedagogia clinica, in quanto essa affronta, oltre agli aspetti teorici della prassi educativa, le tensioni da sciogliere e i conflitti da superare.
Alla ricerca dell’origine
La domanda dell’uomo circa la sua origine e che lo pone di fronte al rapporto tra fede e ragione , è quanto mai attuale, soprattutto in una società in cui le certezze vacillano e, come si diceva sopra, si va alla ricerca di più sicuri lidi. Poiché lo scopo del presente lavoro non è quello di distruggere la scienza, ma di trovare una possibile risposta al problema filosofico in termini pedagogici, prenderò in esame la struttura quadrinomia dell’uomo, per analizzarne le parti e costruire tra esse un’armonia, nel tentativo di tracciare una terza via della pedagogia, che già Kierkegaard aveva preconizzato in termini filosofici esistenziali, nel tentativo di integrare l’ideale etico e quello estetico. Perché la ricerca possa essere esaustiva, è necessario qualche riferimento storico filologico. Innanzitutto occorre precisare, a livello lessicale, i termini di psiche e corpo.
psiche e corpo nella gnosi pagana e cristiana.
Per poter esprimere compiutamente il senso e il significato di questi due termini “mente” e corpo”, è necessaria un’ analisi semantica. Il dizionario Greco-Italiano di Lorenzo Rocci, alla voce psiche , riporta, tra le altre, le seguenti definizioni:
-
significato generale: anima, vita, soffio o forza vitale, spirito.
-
anima, in opposizione al corpo
-
anima, animo : a) come sede dell’intelligenza; b) come sede degli affetti, dei sentimenti, delle passioni; c) come indole, natura, animo riferiti al mondo animale.
Lo stesso dizionario, alla voce soma riporta, tra le altre, le seguenti definizioni:
corpo
a)vita,persona
b) schiavo
c) stato civile
d) organo
e) organo genitale
e) materia, corpo solido, corpo tangibile
f) sostanza
g) l’assieme; il corpo del mondo, dell’universo.
Tale suddivisione è sostanzialmente ancora attuale, nonostante gli studi e le ricerche più recenti abbiano evidenziato la necessità di una ulteriore suddivisione, che andrebbe a costituire la struttura quadrinomia, di cui mi sto occupando.
Dalla ricerca effettuata, i significati più articolati e polisemici sono quelli relativi al primo termine, di cui notiamo una varietà di significati riconducibili a due dimensioni: una che fa riferimento allo spirito nel senso di soffio, di respiro; l’altra che fa riferimento più marcatamente alla corporeità( indole, intelligenza, affetto, sentimento, passione). Ambedue i significati sono fortemente radicati nel corporeo. Con Origene, prima, e nella visione Agostiniana,poi, il termine anima ha assunto un significato spirituale e contrapposto al corpo. C’è da dire, tuttavia, che la contrapposizione tra spirito e materia, intesa nell’accezione di bene e male la si può rinvenire già in Platone: “Ma il male non può perire, perché ha pur da esserci sempre qualche cosa di opposto e contrario al bene; né può aver sede fra gli dèi, ma deve di necessità aggirarsi su questa terra e intorno alla nostra natura mortale. Ecco perché anche ci conviene adoprarci di fuggire di qui al più presto per andare lassù. E questo fuggire è un assomigliarsi a dio per quel che uomo può; e assomigliarsi a dio è acquistare giustizia e santità, e insieme sapienza”. 8
Ciò che colpisce in queste affermazioni è la loro collocazione in un contesto pagano, ma che trovano significato pregnante nella letteratura sapienziale veterotestmentaria, come possiamo leggere in Sof.2,3;3,12-13; 1Cor 1,31; Mt. 5, 1-12. Il tentativo di cogliere il significato pregnante nei testi è dettato dalla necessità di far emergere i simboli. Nel simbolo, infatti, inizia la via della guarigione, prima ancora che nel sintomo, anche se è necessario capire e analizzare quest’ultimo per risalire alla causa. Attraverso il processo di simbolizzazione avviene l’identificazione e, dunque, la guarigione.
Attraverso la gnosi cristiana, il cui capofila è Paolo di Tarso, i due termini, pur conservando lo stesso aspetto dicotomico, tuttavia assumono una caratteristica funzionale convergente, in quanto proiettati armonicamente in una nuova dimensione: quella evangelica(farà nuove tutte le cose) e mistica.
La psiche, come la mente, è la parte più nobile del corpo, ma pur sempre radicata nella corporeità. L’uomo stesso è profondamento radicato nel corporeo, ma aperto all’infinito, come sosterrà Meister Eckhart (1260 – 1327), che indica nel “distacco” la via per arrivare a Dio: “Uno spirito distaccato può tutto. Cosa è uno spirito libero? E’ quello che non è turbato da nulla, non legato a nulla, che non fa dipendere da alcunché il suo bene supremo, che non considera in nulla ciò che è suo,che è completamente uscito da se stesso e sprofondato nella dolcissima volontà di Dio. Nessuno può compiere un’opera, per piccola che sia, senza ricevere da ciò la sua forza e il suo potere”.9
Sulla stessa scia si colloca Nikolaus Krebs Von Kues (Cusano), (1401 – 1464), che, nel tracciare l’itinerario dell’uomo verso Dio, ricorre a una metafora geometrica tra le più incisive e suggestive: quella della circonferenza e il poligono in essa inscritto, il quale quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo,m non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all’infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in una identità con il circolo (Docta Ignorantia).
Questa identità, preannunciata già dalla tradizione alessandrina con Origene(185 – 253/54) e continuata con Plotino (205 – 270), l’ultima voce pagana, trova la sua piena attuazione nella mistica medioevale e nei mistici del 1500, in particolar modo S.Ignazio di Loyola, (Esercizi Spirituali), Santa Teresa d’Avila (castello interiore o mansioni) e San Giovanni della Croce (La notte oscura, cantico spirituale). In questa prospettiva si pone la mistagogia, lo studio dei mistici, quella che Giuseppe De Gennaro ha giustamente chiamato “la scuola dei Mistici”. La ricerca è in corso ed è destinata ad ampliarsi, vista la mole di scritti mistici e gli studi che ad essi si rifanno e che coinvolgono i diversi ambiti: antropologico, sociologico, psicologico, pedagogico, didattico, formativo….
gli studi attuali: la struttura quadrinomia
La ricerca intorno alla struttura quadrinomia della persona incomincia all’Università dell’Aquila, ad opera di Giuseppe De Gennaro, già all’inizio degli anni ottanta e si apre con un congresso : “Droga anni ottanta: che fare?”, in cui vengono fissati i primi punti per la ricerca sulla struttura della persona e dove il termine “droga” viene passato al vaglio degli studiosi di varia natura e tendenza. Fulcro del congresso è il disordine della persona e il tentativo di fissare dei principi per eliminarlo, almeno in parte. In questa prospettiva il disordine viene studiato da ogni angolo visuale e si comincia a pensare ad un intervento pluri –interdisciplinare, ma con una forte implicazione di carattere spirituale, in quanto il modello è appunto “la scuola dei mistici”. Dopo dieci anni da quella data, all’inizio degli anni novanta, è la volta del Congresso internazionale di Semiotica del testo Mistico, in cui si accentuano le basi della ricerca mistica, che viene vista come la vera via della guarigione. Gli studi al riguardo portati avanti da Giuseppe De Gennaro mettono in luce alcuni aspetti fondamentali per la ricerca sul testo: a) non vi è ricerca se non vi è pratica del testo; b) ricerca e pratica del testo non prescindono dalla preghiera, che diventa l’elemento sostanziale della ricerca stessa;c)da questo esercizio quotidiano scaturisce la via della guarigione. A queste conclusioni si perviene dopo una lunga e meticolosa ricerca sul processo di individuazione di stampo junghiano. Tra gli obiettivi di questo processo figura, senza dubbio, l’armonia della struttura. La persona viene analizzata secondo quattro aspetti: corpo – mente – psiche - cuore. Immaginiamo una struttura circolare, il cui centro è occupato dal cuore, cui segue un altro cerchio, che è la sede della psiche, poi un altro ancora, che è la sede della mente. L’ultimo cerchio, quello all’estrema periferia,è occupato dal corpo. Cominciamo proprio da quest’ultimo, che è la sede della fisicità, degli istinti, delle pulsioni. Tutte manifestazioni della corporeità, che di per sé indicano la parte più lontana dallo Spirito. L’idea è che l’uomo, nella visione eckhartiana, è profondamente radicato nel corporeo, con la mente e con la psiche, ma aperto all’infinito, cioè al cuore.
La corporeità, pur essendo la sede della caduta, come annunciano gli idealisti, costituisce un pilastro importante della struttura ed è l’espressione più chiara del limite umano. La mente è la parte razionale, in cui l’uomo è costretto a vivere. Non che la razionalità sia considerata un male, ma quando questa prende il sopravvento sulle altre parti della struttura,viene a mancare quell’equilibrio dinamico, che rende la struttura coordinata. La psiche è la sede delle emozioni, dell’istinto, dell’affettività, il luogo dell’inconscio. Agire sulla psiche significa riportare questa parte in armonia con le altre. Il cuore è la sede della vera affettività, quella parte che tiene in piedi la struttura intera. Armonia significa portare in equilibrio le parti, metterle insieme e ridurle a una sola grande musica, in cui si rispettano le pause. E osservare le pause significa : fare silenzio intorno a sé, mettersi in ascolto dei propri sintomi, per capire l’origine della propria malattia, del proprio disagio, della propria vita.
La ricerca viene portata avanti nell’ottica della salute globale, dove il Cuore, la Psiche, la Mente e il Corpo trovano la loro giusta dimensione e il loro giusto valore. E’ la persona, che, chiusa nel segreto della propria stanza, si mette in ascolto dei propri sintomi, li fa parlare, li analizza. E’ la “notte oscura” di Giovanni della Croce, è quella stessa “notte di fuoco” di Pascal, in cui si può rinvenire, con motivi diversi, il travaglio, la consapevolezza della propria corporeità, che, assopita, schiude la porta del Mistero. La ricerca continua.
L’armonia delle parti
Gli studi condotti sulla struttura quadrinomia non possono che avere come obiettivo quello di armonizzare la struttura stessa. A questo proposito, vale la pena richiamarsi non solo alle leggi di quella parte della psicologia che vede nell’armonia uno degli elementi fondamentali per lo studio dell’apprendimento e della personalità (Gestalt), ma anche a ricerche più recenti, come quella di Eugenio Coseriu, relative all’universo del discorso. Questo linguista di fama internazionale, infatti, riportando i risultati delle sue ricerche nel congresso internazionale “Orationis Millennium”,10 tenutosi a L’Aquila nel Giugno del 2000, distingue quattro universi, che sono: universo del discorso, universo della fantasia, universo della tecnologia, universo della fede. I quattro universi, pur avendo ciascuno una vita autonoma, tuttavia devono necessariamente integrarsi e armonizzarsi. E proprio quest’armonia delle parti rende la ricerca più interessante e costruttiva, oltre che stimolante ed apre a nuovi orizzonti. Ora questi quattro universi trovano la loro piena attuazione nella struttura quadrinomia di corpo, mente,psiche, cuore. Solo trovando armonia ed equilibrio fra le parti è possibile una formazione totale della persona.
Da questo punto di vista la filosofia in genere compie un’opera fortemente educativa e formativa, per cui riesce difficile pensare ad una pedagogia che non abbia implicazioni filosofiche, teologiche, antropologiche, scientifiche, nonostante, e a ragione, rivendichi il suo ruolo di scienza autonoma. In questa dimensione occorre riscoprire il valore di una nuova paideia, che possa far fronte alle esigenze educative del terzo millennio. La questione va posta nei termini di salute globale, laddove le scienze della salute non sono esclusivo retaggio della medicina, ma di tutte le discipline,che, in sinergia, concorrono alla salute della persona, comprese le discipline dell’interiorità(meditazione,yoga).
contesto familiare e pratica educativa
Come è noto, l’arte di educare è difficile. Non parliamo, poi, del “mestiere” di genitore! Nell’introduzione a un interessante volume di Franco Bergamasco si legge: “Cari genitori, che fatica di questi tempi il mestiere di papà e di mamma! C’è poco da fare, i nostri figli non sono più quelli di una volta, quelli “anteguerra”,per intenderci. C’è chi dice che la colpa è della TV, del cinema, della pubblicità,della politica, della vita caotica a cui siamo sottoposti. Un fatto è certo: i nostri padri ci impartivano spesso buone dosi di sculaccioni,senza domandarsi se questi provocassero danni irreparabili nella psiche della loro prole; oggi, di scapaccioni non se ne danno più, perché i frugoletti degli anni novanta sono più furbi: hanno già letto Freud e ci pongono anche scottanti problemi di psicanalisi a cui non sappiamo dare altra risposta che l’indulgenza”.11
Ci si chiede, dunque, se l’indulgenza sortisca l’effetto desiderato nella formazione dei figli o se sia opportuno riprendere il vecchio modello educativo rigido. Il discorso ritorna innanzitutto sul concetto di autorità, di cui si è già discusso. Solo occorre aggiungere che la rivoluzione culturale degli anni sessanta ha messo in discussione questo concetto, generando un malinteso circa il suo significato; malinteso che ha prodotto conseguenze devastanti. E’ necessario che la pedagogia recuperi, quindi, il concetto di autorità, restituendogli il significato autentico,magari arricchendolo di una nuova valenza, quella che viene dettata dalla scuola dei mistici. A ben vedere, dunque, né il termine autorità tout court, né la degenerazione del suo opposto, il permissivismo, sembrano avere una grande fortuna. Ciò vuol dire che la terza via pedagogica è da ricercarsi altrove, in quell’equilibrio e in quell’armonia di cui abbiamo già parlato e che coincide con i quattro universi tracciati da E.Coseriu. 12
l’uomo deve uscire dallo stato di isolamento, per andare incontro all’altro, per creare con l’altro autentici legami affettivi, a partire dalla famiglia; ma per far questo è necessario che ognuno di noi sia “addomesticato”, come afferma la volpe ne “il piccolo principe”: “vieni a giocare con me - le propose il piccolo principe - sono così triste!”. “Non posso giocare con te – rispose la volpe - non sono addomesticata”. “Che cosa vuol dire addomesticare?” – disse il piccolo principe. Rispose la volpe: “è una cosa da molti dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”.13 La necessità di creare dei legami affettivi autentici si fa sempre più pressante, nonostante possa sembrare il contrario, visto che la sociologia ha da tempo inaugurato la stagione delle aggregazioni. Ma si è sempre al punto di partenza della nostra ricerca, in quanto penso che l’uomo spesso si sente più solo nell’aggregazione di quando è isolato. Con ciò intendo affermare un principio ed è questo: l’aggregazione, che pure ha la sua valenza educativa, non sempre educa la persona a quelli che sono i significati veri e autentici della formazione. Lo stesso ambito familiare, infatti, talvolta è più un mini centro di aggregazione, in cui si sta solo insieme, piuttosto che un luogo in cui si produce formazione e dal quale emana affettività, quella profusione d’amore che manca nel “mondo dell’intersoggettività”(E.Husserl). Di qui la necessità impellente di “essere addomesticati”, di creare quei legami affettivi, di cui si parla ne “il piccolo principe”. Ma siamo anche consapevoli che non è possibile creare legami autentici, se questi non sono vissuti in modo empatico, nell’accezione data da Bettelheim e, ancor più, da quella offerta da Edith Stein, di cui ci siamo parzialmente occupati . Perché ciò si verifichi e si possa attuare il messaggio pedagogico autentico, è necessario porsi da un angolo visuale molto particolare: è quello che non si ferma alla superficie, ma penetra nella profondità, per cogliere l’essenza delle cose stesse. Così Husserl, il padre della fenomenologia: “ è necessario ritornare alle cose stesse”; ed è proprio questo ritorno alle cose, come era stato già annunciato da E. Kant, che permette alla filosofia in primis e alla pedagogia quell’osservazione che rende il metodo sempre più scientifico, inteso come ricerca continua, ricerca azione, fino a penetrare l’intimo significato delle cose stesse. Ma ci rendiamo conto alla fine che non è possibile cogliere l’essenziale con gli occhi della ragione, se non ci si sposta su un altro piano. Così la volpe del piccolo principe :”non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. 14 In questa dimensione, un metodo educativo che non prenda in considerazione tutte le dimensioni ( la struttura quadrinomia, i quattro universi) è destinato a fallire . La persona, infatti, va osservata fenomenologicamente, cioè analizzando tutti gli aspetti via via più profondi, perché si abbia di essa una conoscenza autentica. Questo rapporto conoscitivo autentico, ad esempio, è prerogativa quasi esclusiva della madre verso il suo bambino, vivendo la diade in una perfetta iniziale simbiosi, da cui la psicologia ha desunto il concetto di empatia. In effetti ci si rende sempre più conto che, all’interno della famiglia, come in un qualsiasi gruppo sociale, il punto di partenza per una definizione di carattere normativo e prescrittivo della pedagogia, nasce dall’uomo stesso, dalla sua interiorità. “Noli foras ire, in teipsum redi” - è il richiamo di Agostino di Ippona – “et si naturam tuam mutabilem inveneris, trascende teipsum”. Il monito a trovare in sé la ragione stessa dell’esistenza pervade l’opera intera di Agostino, la cui sintesi è condensata nel “De magistro” e che ha avuto una grande influenza sulla filosofia e la pedagogia. Una scienza pedagogica che si va sempre più caratterizzando come scienza autonoma, deve ricercare il suo forte legame almeno con la filosofia, salvo poi a ricercare nella pedagogia il primo nucleo della filosofia. Ma questo è sicuramente un argomento che non attiene alla presente ricerca, ma va sicuramente nel senso indicato dalla fenomenologia. Vedere le cose e sospendere temporaneamente su di esse il giudizio, sembra una buona partenza. E la pedagogia clinica? Crediamo che l’approccio fenomenologico non debba essere sottovalutato e che l’utilizzo di questo metodo possa portare nuova linfa alla pedagogia clinica, che già di per sé poggia su una prassi dai contorni ben definiti, anzi, alla luce di ulteriori studi, in quell’ottica di concretezza e di completezza, che rendono efficace non solo la singola azione, ma l’intera prassi educativa.
C O N C L U S I O N E
Il tema sul quale ci si è soffermati è vasto e complesso, ma u punto appare fermo: almeno per due motivi: la certezza che la “rivoluzione copernicana” operata da Kant in campo filosofico, debba essere operata anche , e a maggior ragione, in campo pedagogico.
Dunque, la persona al centro, la persona, innanzitutto, con le sue istanze, con i suoi bisogni, con il suo desiderio di migliorare. La persona al centro del processo educativo e formativo, a partire dal rispetto che ad essa si deve. “Maxima debetur puero reverentia”, recita una famosa massima di Giovenale, laddove il termine “reverentia” sta ad indicare proprio la considerazione che ciascuno di noi deve avere della persona , in termini di grandezza del creato, quasi come una “contemplatio stuporis”.
La consapevolezza che bisogna partire dalla persona ci viene soprattutto da quell’umanesimo pedagogico di J.Maritain, passando per il personalismo di Mounier, per trovare il suo punto di convergenza nella pedagogia mistica di Edith Stein, che, attraverso la fenomenologia, giunge alla forma più alta di alterità, l’empatia, per attuare quel principio della solidarietà che mette in gioco, a vario titolo, le varie discipline e i vari saperi.
La pedagogia clinica deve prendere in seria considerazione questi aspetti e porsi sulla linea di quella ricerca che abbiamo tentato di tracciare e che abbiamo indicato come la “terza via” della pedagogia.
B I B L I O G R A F I A
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BELLINGRERI, A., Per una pedagogia dell’empatia, Milano,
Vita e Pensiero, 2005, pp. 460;
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BETTHELEIM, B., Un genitore quasi perfetto, Milano, Ed. Universale Feltrinelli, 2001, pp. 450;
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4.DE GENNARO, G. (a cura di), “I quattro universi di discorso”, in Orationis
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2000), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2002, pp. 564;
5. DE GENNARO, G., “Cura delle tossicodipendenze. La scuola dei mistici”,
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MARITAIN, J., Approches sens entraves, Roma, Città Nuova Editrice,
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14. MERTON, Th., Nessun uomo è un’isola, Milano, Garzanti, 1988, pp.
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16. STEIN, E., La donna, il suo compito secondo la natura e la grazia, Roma,
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17. STEIN, E., Introduzione alla filosofia, Roma, Città Nuova Editrice, 1999, pp. 295.
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19. VON BALTHASAR, H. U., Nella pienezza della fede, Roma, Città Nuova
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20 . ARNOLD,W., EYSENCK, H.J., RICHARD, M., Dizionario di
psicologia, Milano, Edizioni Paoline, 1986, pp.1389.
1 F.A.Guadalupi, in “A.Gervasio, per una pedagogia dell’età evolutiva, introduzione , E.DI:CI: Editrice, p. 9
2 W., Arnold ; H.J. Eysenck; R.Meili,Dizionario di psicologia, Cinisello Balsamo (MI), Edizioni PAoline, 1986, p.354
3 B. Bettelheim,Un genitore quasi perfetto, Milano, Feltrinelli, 1987, p. 15
4 Ibidem, pp. 117 – 118
5 E. Stein, Introduzione alla filosofia, Roma, Città Nuova Editrice, 1988, p. 200
6 G.De Gennaro, “Cura delle tossicodipendenze:la scuola dei mistici”, in La Civiltà cattolica,
Marzo 1995, n. 3473, p.461
7 Ibidem
8 Platone, “Teeteto”, 175, XXV a – b, in Opere complete, Bari, Laterza, 1972, pp. 312-313
9 M. Eckhart, “De istrutione spirituali”, in G. Reali, D.Antiseri, Antologia filosofica, vol. I ,Brescia,Editrice La Scuola, 1990, pp. 518 - 519
10 G. De Gennaro (a cura di), “ I quattro universi di discorso”, in Orationis Millennium (atti del Congresso Internazionale, L’Aquila, 24-30 Giugno 2000), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2002, p.39
11 F. Bergamasco, Il manuale del perfetto genitore, Milano, Edizioni Paoline, 1989, p. 5
12 E.Coseriu, “Orationis fundamenta: la preghiera come testo”, in Orationis Millennium, (atti del Congresso internazionale,L’Aquila, 24 – 30 Giugno 2000),Città del Vaticano, Libreria Editric Vaticana ,2002, p.39
13 A. De Saint-Exupery, Il piccolo principe, Milano, Bompiani, 2004, p. 91
14 Ibidem, pp. 91-92
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EDUCATORE
Se tu rallenti,
essi si perderanno
se ti scoraggi,
essi si fiaccheranno
se ti siedi,
essi si coricheranno
se tu dubiti,
essi si disperderanno
se tu vai innanzi,
essi ti supereranno
se tu doni la tua mano,
essi doneranno la vita
se tu preghi,
essi saranno santi.
Che tu sia sempre l'educatore
che non rallenta,
che non si scoraggia,
che non dubita,
ma va innanzi,
dona la mano, prega.
Gesualdo Nosengo
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LABORATORIO DI RICERCA SOCIO PSICO PEDAGOGICA “ EDITH STEIN”
Sede legale via G.Pascoli, 110 – 03043 Cassino (Fr)
Sede operativa: via S.Pasquale (ex scuola elementare) – Tel. 0776 310068
www.edIcassino.it e- mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Fax: 0776.312143
CURRICULUM FORMATIVO
Il Laboratorio di Ricerca Socio Psico Pedagogica “Edith Stein”, nasce per volontà di alcuni professionisti che operano nel campo della psicologia, pedagogia e sociologia.
Fin dal primo anno della sua costituzione, il gruppo ha portato avanti una SCUOLA PER GENITORI, che ha avuto un buon successo, prima in fase sperimentale, poi come facente parte del POF di alcune scuole del Cassinate: primo e secondo Circolo didattico, scuola media “Conte “, scuola media “G.Diamare”, istituto alberghiero,istituto per l’agricoltura, istituto tecnico industriale. In fase sperimentale, questa esperienza ha visto coinvolta l’università di Cassino e gli operatori del distretto “D”.
Lo stesso modulo è stato applicato presso la Scuola Media di Monte S.G. Campano e presso la Scuola Media di Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone.
Nella stessa direzione educativa e formativa è stato istituito il servizio di PSICOLOGIA SCOLASTICA fin dall’anno 2002, rivolto agli alunni, alle famiglie e agli insegnanti.
Un altro tassello nel curriculum formativo dell’Ente è quello di aver dato inizio a corsi di formazione alla sessualità per adolescenti mediante interventi nelle scuole superiori.
Triennio di psicologia scolastica presso la scuola media “L.Pilla” di Venafro (Isernia), i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista “ continuità e scuola” , Salvatore Sciascia Editore, anno XVI, n. 1-2, con il titolo: “Un’esperienza di psico-pedagogia in classe”.
Dall’anno accademico 2005-2006 sono stati attivati corsi di formazione professionale per:
- Operatore Socio Sanitario, autorizzato dalla Regione Lazio, ( 1000 ore )
- Mediatore interculturale, autorizzato dalla Regione Molise, ( 600 ore )
- Operatore Socio Assistenziale, autorizzato dalla Regione Molise, (600 ore )
- Esperto in Psicologia Giuridica e Criminologia, autorizzato dalla Regione Molise ( 300 ore )
Estate 2006: progetto “estate in amicizia”, che ha visto la partecipazione di oltre 80 ragazzi di scuola elementare e media, provenienti dal Comune di Cervaro (FR). L’esperienza si è conclusa con grande entusiasmo da parte delle famiglie, che hanno visto in queste attività una formazione sana per i propri figli.
Corso di alta formazione (due edizioni): “oltre la diversità, per una cultura dell’integrazione”
Tra gli eventi culturali e formativi si annoverano:
- In collaborazione dell’Università degli studi di Cassino, il primo rapporto annuale sulla famiglia,cui hanno fatto seguito cinque convegni sulla famiglia.
In collaborazione con l’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi) :
- convegni sulla figura e l’opera di Edith Stein
- convegni su Simone Weil
- corsi di formazione per insegnanti di religione
- corsi di formazione mistica e filosofia
- corsi di aggiornamento e di formazione nel campo della psicologia, pedagogia e didattica, rivolti a insegnanti di ogni ordine e grado.
In collaborazione con il gruppo A.N.S.I. Cassino due:
- doposcuola rivolto agli alunni di ogni ordine di scuola.
IL PRESIDENTE
( Prof Aldo Gervasio)
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Edith Stein nacque a Breslavia (allora città tedesca, oggi città polacca di Wrocław) il 12 ottobre 1891, ultima di 10 figli in una famiglia ebraica ortodossa. Nel 1904 divenne atea. Studiò tedesco, filosofia, psicologia e storia alle Università di Breslavia, Gottinga e Friburgo. All'Università di Gottinga divenne studentessa di Edmund Husserl e lo seguì come assistente all'Università di Friburgo in Brisgovia. Nel 1916 ottenne il dottorato in filosofia con una dissertazione sotto la guida di Husserl Zum Problem der Einfühlung ("Sul Problema dell'Empatia"), dopodiché diventò membro della facoltà a Friburgo. Nonostante avesse già avuto contatti con il cattolicesimo, fu solo dopo aver letto l'autobiografia della mistica santa Teresa d'Avila, durante una vacanza nel 1921, che abbandonò formalmente l'ebraismo e si convertì. Battezzata il 1º gennaio 1922 a Bad Bergzabern rinunciò al suo posto di assistente di Husserl per andare ad insegnare presso una scuola domenicana per ragazze a Speyer (1922-1932). Durante questo periodo tradusse il De veritate di san Tommaso d'Aquino in tedesco e familiarizzò con il pensiero filosofico cattolico in generale. Nel 1932 divenne lettore all'Istituto di Pedagogia a Münster, ma le leggi razziali del governo nazista la obbligarono a dimettersi nel 1933.
Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo l'insediamento di Hitler al cancellierato, Edith Stein scrisse, invano, a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo segretario di Stato - il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII - di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei [1].
Entrò nel convento Carmelitano a Colonia nel 1934 e prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Lì scrisse il suo libro metafisico Endliches und ewiges Sein ("Essere finito ed essere eterno") con l'obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d'Aquino e Husserl. Per fuggire alla minaccia nazista, il suo ordine la trasferì al convento Carmelitano di Echt nei Paesi Bassi. Lì scrisse la Kreuzeswissenschaft. Studie über Johannes vom Kreuz (La Scienza della Croce: Studio su Giovanni della Croce).
Non era al sicuro neanche in Olanda: la conferenza dei vescovi olandesi il 20 luglio 1942 fece leggere in tutte le chiese del paese un proclama contro il razzismo nazista. In risposta il 26 luglio Adolf Hitler ordinò l'arresto dei convertiti ebraici (che fino a quel momento erano stati risparmiati). Edith e sua sorella Rosa, pure lei convertita, furono catturate ed internate presso il campo di transito di Westerbork prima di essere trasportate al campo di concentramento di Auschwitz, dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942.
Con la sua beatificazione nel Duomo di Colonia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 1º maggio del 1987, la Chiesa cattolica volle onorare, per esprimerlo con le parole dello stesso Pontefice, "una figlia d'Israele, che durante le persecuzioni dei nazisti è rimasta unita con fede ed amore al Signore Crocifisso, Gesù Cristo, quale cattolica ed al suo popolo quale ebrea".
La decisa volontà di Giovanni Paolo II - che in gioventù era appartenuto a quella componente del cattolicesimo polacco che aveva ereditato dalla dominazione austriaca di Cracovia le tradizioni di tolleranza asburgica verso la minoranza ebraica, e che indicò sempre lo sterminio antisemita come un abisso dell'umanità - sormontò anche l'ostacolo canonico a dichiararla santa, cioè la ricerca di un miracolo compiuto in vita ovvero la dichiarazione del martirio per la fede. Con l'affermazione che la persecuzione subita nel campo di sterminio - che portò alla sua morte - era patita per la sua testimonianza della fede (affermazione dalle conseguenze teoriche assai ampie, sulla natura anticristiana del nazismo e sul fatto che si può affermare la fede cattolica anche rifiutando di sottrarsi ad una persecuzione razziale), Edith Stein fu canonizzata dallo stesso Giovanni Paolo II l'11 ottobre 1998 e nominatacompatrona d'Europa.
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LABORATORIO DI FORMAZIONE CONTINUA “EDITH STEIN”
LABORATORIO DI FORMAZIONE CONTINUA
È dedicato a Edith Stein, fenomenologa, allieva di Husserl, il padre della fenomenologia. Nasce a Breslavia da genitori ebrei il 12 Ottobre 1891. A Gottinga segue i corsi di fenomenologia tenuti da Edmund Husserl, di cui diventa assistente. Nel 1922 si converte al cattolicesimo e riceve il battesimo. Nel 1933 i nazisti le proibiscono di insegnare. Nello stesso anno entra nel Carmelo di Colonia, dove l’anno successivo avviene la vestizione e prende il nome diTheresia Benedicta a Cruce. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, lascia Colonia e si stabilisce nel convento di Echt in Olanda. Il 2 Agosto 1942, mentre è in preghiera, viene arrestata dalla Gestapo, internata nel campo di concentramento di Drente-Westerbork e deportata, insieme con la sorella Rosa, nel Lager di Auschwitz. Il 9 Agosto 1942 le due sorelle vengono uccise in una camera a gas. Il Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato Edith Stein serva di Dio nel 1987 e poi proclamata santa: S.Teresa Benedetta della Croce.
“Nel nostro tempo, in cui in nome dell’onnipotenza dello stato, il diritto naturale della famiglia è tanto combattuto e praticamente limitato, addirittura eliminato, abbiamo certamente il compito ingente di fondare teoricamente, con profondità e ampiezza, questo diritto…Accettando come ovvio che la famiglia ha un grande compito nell’opera educativa, vogliamo solo domandarci in che cosa esso consista e ove siano da porre i suoi limiti”. (Edith Stein: problemi dell’educazione della donna, 1930).
OBIETTIVI
Approfondire la struttura quadrinomia: CUORE,PSICHE,MENTE,CORPO.
Avvicinare la persona alle Scritture e ai testi mistici
Ordinare la propria vita mediante la pratica del testo Mistico
Far conoscere la pratica degli Esercizi Spirituali Ignaziani
Diffondere la pratica del metodo educativo ignaziano
Educare all'esercizio della preghiera.