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LA STORIA DI GIUSEPPE ( parte prima )
Una gran bella storia, quella che stiamo per raccontare, una storia commovente e ricca di fascino,soprattutto per la sua felice conclusione. Ecco la storia. Fra tutti i figli di Giacobbe, Giuseppe era quello prediletto. Ciò suscitò naturalmente la gelosia da parte degli altri fratelli. Un giorno, mentre i fratelli erano a pascolare nei campi, videro Giuseppe che veniva loro incontro da lontano, si misero d’accordo e stavano decidendo di ucciderlo. Ruben, uno dei fratelli, fece capire agli altri che non era giusto uccidere una persona, a maggior ragione per il fatto che era loro fratello. Allora lo gettarono in una cisterna vuota e, all’arrivo di una carovana che si dirigeva verso l’Egitto, lo vendettero come schiavo. Giunto in Egitto, Giuseppe fu venduto a Potifar, che era il consigliere del Faraone e comandante delle guardie. In breve tempo il giovane schiavo si fece ben volere dal suo padrone Potifar, tanto che questi, oltre a nominarlo suo maggiordomo,gli diede in mano tutti i suoi averi. Giuseppe non era solo intelligente e buono, ma era anche bello e avvenente di aspetto, tanto che la moglie di Potifar,s’invaghì del giovane e più volte gli propose di stare con lei, ma il giovane sempre rifiutò e infine le disse: “vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te,perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?”.(Gen 39,7-10). Non potendo ottenere ciò che chiedeva, la donna accusò Giuseppe, dicendo ai servi:”guardate, ci ha condotto in casa un ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce. Egli, appena ha sentito che alzavo la voce,ha lasciato la veste accanto a me, è fuggito ed è uscito” ( Gen.39,13-14). Il padrone, sentita l’accusa mossa dalla mglie a Giuseppe, lo prese e lo mise in prigione, dove erano detenuti i carcerati del re. Anche nel carcere Giuseppe cominciò ad essere stimato, soprattutto dal coppiere e dal panettiere del re, che si trovavano in carcere per altri motivi, ai quali il giovane interpretò un loro sogno, che si avverò. Bisogna dire che anticamente l’arte divinatoria e quella di interpretare segni e sogni era molto ricercata, perché l’uomo ha sempre avuto bisogno di certezze , anche per conoscere il proprio futuro,soprattutto se si trattava di persone importanti, come il farane o il re. Si diffuse dunque la fama che Giuseppe sapesse interperatre i sogni. Accadde che il Faraone sognò che dal fiume Nilo salivano sette vacche grasse, che si misero a pascolare. Dopo quelle, salirono altre sette vacche magre e brutte, che divorarono le prime. Allo stesso modo, vide spuntare sette spighe piene e belle, cui seguirono altre sette spighe secche e vuote. Non avendo trovato alcuno che interpretasse il sogno, il capo dei coppieri, che nel frattempo aveva scontato la sua pena, riferì al Faraone che Giuseppe avrebbe potuto sciogliere l’arcano. Giuseppe infatti spiegò al Faraone che ci sarebbero stati sette anni di abbondanza, cui sarebbero seguiti altri sette anni di carestia. La spiegazione piacque al faraone e disse ai suoi ministri:”Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?”. Poi disse a Giuseppe:” Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo,nessuno è intelligente e saggio come te. Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te....Ecco io ti metto a capo di tutto il paese d’Egitto.”( Gen 41,37-40). Poi il Faraone si tolse l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. Poi disse a Giuseppe: “io sono il Faraone, ma senza il tuo permesso, nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutto il paese d’Egitto”. Si conclude qui questa prima parte e vi diamo appuntamento al prossimo racconto.
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GIACOBBE (parte seconda)
Giacobbe e Làbano, nonostante fossero parenti,non erano proprio in ottimi rapporti per motivi di interesse. Giacobbe infatti veniva accusato di essersi impossessato ingiustamente di molti beni di Làbano. Per questo motivo, egli partì alla svelta e nottetempo con le sue mogli, Lia e Rachele,i figli, gli armenti e tutti gli altri beni, e si diresse verso la terra di Canaan,quella terra dove molti anni prima si erano stabiliti Abramo e Isacco. Làbano non sopportò questo affronto e si diede ad inseguire Giacobbe. Dopo diverse peripezie, tra i due fu stabilito un accordo. Giacobbe eresse una stele e Làbano un mucchio di pietre, per segnare il confine, e giurarono di non oltrepassare quel confine per farsi il male reciproco. Ecco il giuramento tra i due:”Làbano disse: ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te. Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male”. (L’accordo tra Giacobbe e Làbano è narrato in Gen 31,43-54). Risolto questo problema, Giacobbe aveva, come si dice, un’altra gatta da pelare: doveva affrontare il fratello Esaù, cui aveva sottratto la benedizione paterna e il diritto di primogenitura. Per questo motivo Giacobbe aveva paura di Esaù. A questo punto della storia, accade un fatto misterioso, ed è l’incontro di Giacobbe con Dio,che cambia completamente la sua visione e al quale il Signore cambia anche il nome. Leggiamo il testo ( Gen 32,23-33) :”Durante quella notte....Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora....Quegli disse: ‘lasciami andare, perché è spuntata l’aurora’. Giacobbe rispose ‘non ti lascerò, se non mi avrai benedetto’. Gli domandò ‘come ti chiami?’. Rispose ‘Giacobbe’. Riprese ‘non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto’. Giacobbe allora gli chiese: ‘dimmi il tuo nome’. Perché mi chiedi il nome?. E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel, perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva”. Da notare una cosa molto importante e cioè: chi vedeva Dio faccia a faccia, moriva. Non è stato così invece per Giacobbe, pur avendo visto Dio faccia a faccia, perché egli è determinante nel disegno divino della salvezza. Da questo momento infatti Giacobbe si chiamerà Israele. Arrivò dunque il grande giorno dell’incontro tra i due fratelli e non accadde nulla di ciò che Giacobbe temeva. Esaù infatti abbracciò il fratello e Giacobbe gli tributò gli onori necessari e rese grazie a Dio. I due fratelli si separarono e ciascuno fece ritorno alla propria terra. Passarono degli anni e Israele ( cioè Giacobbe), guidato da Dio, si stabilì in una località chiamata Betel, dove eresse un altare in segno di ringraziamento al Signore, che lo aveva risparmiato dall’ira di Esaù. Quando Israele si spostò da Betel, la moglie Rachele partorì un figlio, che chiamò Beniamino. Rachele però, che aveva avuto un parto difficile, morì. “I figli di Giacobbe furono dodici. I figli di Lia, il primogenito di Giacobbe, Ruben,poi Simeone, Levi,Giuda, Ìssacar e Zabulon. I figli di Rachele:Giuseppe e Beniamino. I figli di Bila,schiava di Rachele:Dan e Nèftali. I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser”. Intanto morì anche Isacco, che aveva raggiunto l’età di centottant’anni. Lo seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe. Termina qui questa seconda parte. Il racconto biblico continua con una bella storia: quella di Giuseppe, che sarà oggetto del nostro prossimo appuntamento.
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ABRAMO PARTE SECONDA
Abramo aveva un fratello che si chiamava Nacor e che abitava a Carran, nella Mesopotamia. Passarono molti anni e la moglie Sara, all’età di 127 anni, morì. Abramo pianse molto per la perdita di Sara e voleva darle una degna sepoltura. Allora comprò dagli Hittiti un campo situato nei pressi di Mamre e lì depose sua moglie. Il luogo dove Sara fu sepolta si chiamava la Caverna di Macpela, proprio di fronte a Mamre, nel paese di Canaan. Allora Abramo, ormai avanti negli anni, mandò un suo servo, presso suo fratello Nacor, perché concedesse in moglie a Isacco una delle sue figlie. Era infatti usanza allora che le mogli venissero scelte tra i parenti e i familiari o tra persone che appartenevano alla stessa stirpe. Il servo partì con dieci cammelli e molti doni per Nacor e la sua famiglia. Dopo giorni di cammino, si fermò all'ingresso della città con i suoi cammelli, dove c'era un pozzo. Lì incontrò una ragazza che stava attingendo acqua. La giovinetta era molto bella d'aspetto. Ella scese alla sorgente, riempì l’ anfora e risalì. Il servo allora le corse incontro e disse: “fammi bere un po’ d'acqua dalla tua anfora”. Ella rispose: “bevi mio signore”. Calò l’ anfora sul braccio e lo fece bere. Come ebbe finito di dargli da bere,disse: “anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere”. In fretta così vuotò l’anfora nell'abbeveratoio e corse di nuovo ad attingere al pozzo per tutti i cammelli. Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se fosse proprio la fanciulla prescelta da Dio per Isacco. Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di 10 sicli d'oro e le disse: “ di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in casa di tuo padre, per passare la notte ?”. Gli rispose: “ io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor”. E soggiunse: “ C'è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte”. Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore, perché aveva esaudito la sua preghiera. Quella fanciulla che aveva incontrato era proprio Rebecca, che sarebbe divenuta la moglie di Isacco. Quest'uomo allora fu accolto in casa dal padre di Rebecca e dal fratello Labano. Mentre era seduto a tavola, l’uomo disse: “io sono un servo di Abramo. Il Signore ha benedetto molto il mio padrone,che è diventato potente: gli ha concesso armenti, argento e oro, schiavi e schiave,cammelli e asini”. Riferì poi il motivo per il quale si era recato lì e cioè per chiedere una moglie per il figlio del suo padrone, Isacco. Nacor acconsentì e dopo qualche giorno, la figlia Rebecca partì con il servo di Abramo che la condusse presso la tenda di Isacco. Passarono ancora degli anni e Abramo prese un'altra moglie, che si chiamava Chetura. Ella partorì molti altri figli. Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco, che aveva avuto dalla moglie Sara e colmò di doni gli altri figli. Poi morì all’età di 175 anni, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi figli Isacco e Ismaele nella caverna di Macpela, nel campo di Efron,di fronte a Mamre, il campo che Abramo aveva comprato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e la moglie Sara.
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GIACOBBE (parte prima)
Altro grande personaggio che incontriamo nella Bibbia è Giacobbe. Prima di raccontare la sua storia, è bene sapere alcune cose:a) il diritto di primogenitura. Che cosa era? Era una legge che stabiliva che la benedizione paterna e l’eredità andasse tutta al primo figlio maschio; b) la legge di quel tempo permetteva che il maschio avesse più mogli; c) presso gli antichi il giuramento era sacro e non poteva essere sciolto; d) in una famiglia dove c’erano più figlie, la maggiore doveva sposarsi per prima. Adesso passiamo alla storia di Giacobbe. Isacco e Rebecca ebbero due figli gemelli. Leggiamo il testo( Gen 25,24-28): “Quando poi si compì per lei (per Rebecca) il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe”. Quando Isacco stava per morire ed era ormai cieco, chiamò al suo capezzale il figlio Esaù e gli disse:”figlio mio, io sto per morire. Prendi per me della selvaggina, preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire”. Rebecca ascoltava di nascosto e mentre Esaù era a caccia, riferì tutto al figlio Giacobbe e gli consigliò di cucinare un piatto gradito al padre e di portarglielo al posto di Esaù, così avrebbe avuto lui la benedizione e l’eredità. Così fece. La madre lo coprì di pelle di capra, perchè Isacco lo scambiasse per il figlio Esaù, che era peloso. Giacobbe si avvicinò al padre, per portargli il piatto che aveva cucinato, e Isacco lo benedisse, credendo di trovarsi di fronte il figlio Esaù. Quando il fratello Esaù, tornato dalla caccia, si rese conto dell’inganno, fu preso da grande sconforto. Pregò il padre che benedicesse anche lui, ma ciò non era possibile, perché la benedizione era solo per il primo figlio. Allora Rebecca, per salvare Giacobbe dall’ira di Esaù, fece fuggire il figlio presso lo zio Làbano. Giacobbe dimorò per diverso tempo presso lo zio, il quale aveva due figlie: Lia, la più grande, e Rachele, la figlia minore. Col passare del tempo Giacobbe s’innamorò di Rachele, ma prima avrebbe dovuto sposare Lia, perchè era la sorella maggiore. In cambio di questi due matrimoni, Giacobbe s’impegnò a stare al servizio di Làbano per quattordici anni. Trascorsero così circa vent’anni e Giacobbe, volendo formare una propria famiglia, pregò il cugino Làbano di dargli i beni necessari, quale compenso per tutto il lavoro svolto durante tutti quegli anni al suo servizio. Fu così che Giacobbe si trasferì con la famiglia, gli schiavi e gli animali in una zona lontana da quella del cugino Làbano. In questi anni la moglie Lia mise al mondo diversi figli, mentre Rachele non aveva figli, perché era sterile. A quel tempo era una cosa molto brutta per una donna non avere figli, perché veniva giudicata come una persona non benedetta da Dio. Rachele pregò tanto, per avere un figlio suo, fino a quando il Signore ascoltò la sua preghiera ed ella partorì un figlio, che chiamò Giuseppe.
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ABRAMO
In una città dell'antica Caldea, Ur,nella Mesopotamia, viveva un uomo, di nome Abrmo,discendente di Set, figlio di Noè. Un giorno, all’improvviso, Dio parlò ad Abramo e gli disse:”parti dalla tua terra,lascia la casa di tuo padre e va’ nel paese che io ti indicherò”. Dopo un lungo viaggio, Abramo con tutta la sua famiglia e gli armenti si stabilì nella terra di Canaan. Dio gli parlò nuovamente : “alza gli occhi e guarda lontano:tutto il paese che vedi io lo darò a te e ai tuoi discendenti”. Abramo, che aveva già oltre settantacinque anni, rispose con tristezza:”Signore, io e mia moglie Sara siamo anziani e non abbiamo eredi”. Dio allora rispose: “guarda il cielo e conta le stelle se puoi. Così sarà il popolo che da te nascerà”. Abramo era un uomo di fede e credeva alla parola del Signore, ma passò molto tempo e Sara, la moglie, non veva figli. Allora Sara gli consigliò di avere un figlio dalla sua schiava, che si chiamava Agar. Fu così che Agar, dopo qualche tempo, partorì un figlio, che fu chiamato Ismaele. Un giorno, mentre Abramo era seduto davanti alla sua tenda, alle querce di Mamre, alzò gli occhi e vide tre uomini che gli si avvicinavano. Abramo, che aveva un grande senso dell’ospitalità, come prevedeva la legge e la tradizione del suo popolo, si prostrò dicendo: “ Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Adesso vado a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e vino e rinfrancatevi il cuore. Dopo potrete proseguire per il vostro cammino”. Allora Abramo andò in fretta nella tenda da Sara e le disse di prendere tre staia di fior di farina e di farne focacce. Poi, preso un vitello tenero e buono, lo diede al servo, il quale si affrettò a prepararlo. Prese del latte acido e del latte fresco e lo portò. Così mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. Poi gli chiesero: “ dov'è Sara tua moglie?”. Rispose: è nella tenda”. il Signore riprese: “tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara tua moglie avrà un figlio. Dopo un anno Sara partorì un bambino,che fu chiamato Isacco. Dopo qualche tempo tra Agar, la mamma di Ismaele, e Sara, la mamma di Isacco, sorsero gelosie e rivalità. Allora Sara, costrinse Abramo a mandare via Agar e il figlio Ismaele. Questi andarono via nel deserto, tra le lacrime e la disperazione di Agar, perché sarebbero sicuramente morti. Lì nel deserto apparve un angelo del Signore, che li rassicurò che non sarebbero morti, ma Ismaele sarebbe diventato capo di un grande popolo. Infatti Ismaele crebbe e divenne padre di un popolo numeroso che abitava nel deserto.